Roberto Kusterle (Gorizia, 1948) è un visionario che seguendo una prassi, prima di ordine teatrale e successivamente fotografica, dà forma ai suoi personaggi. Lo fa forzando sempre l’immagine attraverso accostamenti impossibili. Ad esempio, in una delle sue maniacali messe in scena si vede una figura attraversata da nove lumache, in un’altra un corpo sul quale sono fittamente annotate cifre e operazioni, mentre in un’altra l’artista Ernesto Paolin, con fare materno, posa per Kusterle tenendo in braccio un coniglio scuoiato. E, ancora, vi sono figure polverose o che, asciugate, vanno screpolandosi.
È nelle associazioni illogiche, pazientemente ricercate dall’autore, che si forma il gusto surreale di queste opere; ma sono il sonno grave dei suoi modelli e la plasticità scura con la quale sono raffigurati, che li confinano in un mondo doloroso, anche quando ironico.
Difficile chiudere Kusterle all’interno di un’univoca lettura critica poiché la sua opera, pur rimanendo sempre formalmente coerente e rigorosamente espressa con una tecnica attenta, talvolta è canzonatoria, talvolta è onirica, o kitsch, o straordinariamente poetica come in Nudo d’autunno.
Il catalogo, con le introduzioni di Guido Cecere e Franca Marri, oltre a contenere le immagini di tutte le opere in mostra, raccoglie anche un’ampia antologia critica nella quale è possibile approfondire la complessità, piuttosto che la fecondità creativa, di questo artista.
giulio aricò
mostra vista il 3 maggio 2003
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