Un disegno che non tiene in considerazione le convenzioni rappresentative. Che si libera proponendo ciò che l’occhio dell’artista percepisce, a prescindere da ogni criterio di verosimiglianza. Le opere di Carlo Patrone (Bassano del Grappa, 1926) sono delle proiezioni di ciò che la sua mente legge attraverso la percezione visiva, punto di riferimento non scavalcabile. L’autore si sofferma dove essa lo porta a soffermarsi e scorre velocemente su tutto ciò su cui essa scivola via. Il suo disegno è una vera e propria “realtà cerebrale”: quello che appare è sempre riconducibile alla realtà percepita e letta durante l’atto –fisico e simbolico- del guardare, dell’osservare. Trascurando volutamente “… quella realtà illusiva prospettica”, come Patrone stesso sottolinea.
Le opere sono realizzate su supporti cartacei, la maggior parte delle volte colorati, sui quali sono tracciati i cerebrodisegni con matite, pastelli, gessetti colorati. Le forme così create vengono, a volte riempite con acquerelli, a
carlotta niemiz
mostra vista il 4 giugno 2005
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