Nato a Roma nel ’51, figlio d’arte, dal 1984 al 1997 ha partecipato ad oltre 160 mostre in tutto il mondo. La sua pittura si può dire all’insegna di un recupero dell’astrattismo storico italiano del ‘900. Le sue tele sono coperte da larghe pezze di colori primari che disegnano una sorta di paesaggio aereo lungo il quale transitano segni e graffi di una sorta di acido inchiostro: sono le lettere di un alfabeto misterioso che si compongono a formare messaggi che sembrano voler fornire la chiave per capire le relazioni, quasi sistemiche, che intercorrono tra le larghe campiture di colore. L’artista suggerisce all’occhio dell’osservatore una continua migrazione tra piani cromatici. Ma sono soprattutto quei segni, talora sinuosi, talora violenti e graffiati, come a infliggere ferite, ad attirare inesorabilmente verso gli aperti spazi di colore.
Mosso da una ricerca continua nel campo della tecnica, la luce ha nell’artista un importanza fondamentale. Equilibrio e armonia sono i sostantivi che meglio descrivono l’arte di Cascella; brani cromatici di cui la luce e il segno segnano il momento del contrappunto. L’abbandono dell’osservatore a questa ricetta alchemica è perciò sempre dolce e appagante, suscitando un convinto sentimento di riconciliazione con la tecnica pittorica.
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