Categorie: Gallerist

Gallerie dopo l’emergenza: Lia Rumma

di e - 4 Maggio 2020

L’indagine sulle gallerie al tempo del distanziamento sociale prosegue pensando al futuro. Dopo Galerie Lelong & co., Hauser & Wirth, Emanuel Layr, e Galleria Continua, oggi leggiamo le parole di Lia Rumma.

Quella di Lia Rumma è una delle gallerie storiche e più importanti d’Italia, fondata nel 1971 a Napoli, la sua impresa l’ha portata a diventare una delle personalità più influenti del mondo dell’arte internazionale. Tra gli artisti da lei rappresentati troviamo: Anselm Kiefer, Marina Abramović, William Kentridge, Joseph Kosuth, Ettore Spalletti, Giovanni Anselmo, Gilberto Zorio e Vanessa Beecroft.

In queste settimane stiamo assistendo al proliferare di iniziative di beneficenza, i primi a essere chiamati all’azione sono stati gli artisti. Crede che questo modello basato sulla gratuità del lavoro artistico possa costituire un precedente rischioso per gli artisti stessi?

«Credo che quelle attuali siano circostanze straordinarie e credo che tali circostanze abbiano fatto emergere un istinto condiviso di “fare”. Ciascuno di noi, nel suo piccolo, si è, infatti, sentito chiamare all’azione e non da un’autorità superiore ma da un intimo desiderio che nasce dalla consapevolezza profonda di far parte di una comunità, di non essere un’isola.

Capisco quindi che gli artisti vengano chiamati a dare il loro contributo e, anzi, molto spesso sono gli artisti stessi a farsi avanti nella convinzione che, se l’arte non può salvare il mondo, può sicuramente migliorarlo. Anche e soprattutto in questa situazione.
Detto ciò, questo istinto di solidarietà va valorizzato e tutelato per evitare che diventi oggetto di sciacallaggio».

David Zwirner ha aperto la sua piattaforma online ad altre 12 gallerie. Pensate sia utile trovare un modo per fare rete e contribuire a un sistema reale con una voce più forte e unitaria?

«Pensiamo che questo momento, da un lato profondamente tragico, dall’altro sia costituendo uno stimolo importante per molte gallerie, compresa la nostra, a mettersi in gioco su più fronti».

Quanto ritiene che inciderà questo momento di stop sull’economia del sistema dell’arte?

«Il sistema dell’arte si è sempre basato su un equilibrio economico che, a seconda dei diversi momenti storici, ha saputo adattarsi e reinventarsi, trovando sempre un suo posto privilegiato nel mercato».

A voi come sta andando commercialmente in questo momento? Riuscite comunque a realizzare delle vendite da remoto, con il vostro portafoglio clienti?

«Grazie ai passi da gigante fatti dalle tecnologie nell’ultimo decennio, riusciamo a mantenere vivi i rapporti con i nostri collezionisti e amici. È ormai da lungo tempo che ci muoviamo sul mercato attraverso internet e i suoi canali specializzati».

Quale futuro pensa ci sia per le fiere d’arte durante e dopo questa pandemia?

«Le fiere d’arte, come altri ambiti, dovranno sicuramente fare i conti con le conseguenze di questa pandemia. Ci sarà forse un ridimensionamento del “fenomeno fiera”, ma siamo convinti che le fiere, soprattutto quelle valide e qualificate, rimarranno un punto di riferimento sia per i collezionisti sia per le gallerie».

Qual è il più grande ostacolo che sarete costretti a superare nei mesi a venire? A seguito di questa emergenza, come sta cambiando il vostro lavoro? Quanto avete investito fino a oggi sull’online e quanto contate di investire in futuro?

«Noi abbiamo sempre considerato il programma espositivo come una parte fondamentale e imprescindibile dell’attività di galleria: le mostre sono un momento nevralgico del nostro lavoro, sono il frutto di uno stretto rapporto con artisti, di un impegno condiviso e utile a un confronto con i collezionisti. Fare a meno di tutto questo e trasferire tutti i generi artistici sul piano virtuale non è possibile: la pittura o la scultura necessitano di uno sguardo in diretta!

D’altronde non pensiamo affatto che ci sarà questo mutamento “stravolgente”: gli aerei continueranno a viaggiare e diventeranno sempre più capienti e veloci e forse presto potrà volare anche l’uomo con semplici ali…non di cera ma…tecnologiche!
“Il mondo non si è fermato mai un momento” dice una bellissima canzone.

Tuttavia, l’attuale situazione può essere utile a ripensare altre e nuove economie, rispetto a quelle basate oggi principalmente sul petrolio, e a far comprendere che i problemi del mutamento del clima, dell’inquinamento, delle tirannie e della mancanza di Democrazia sono fortemente responsabili di questa pandemia.

L’Arte, La Cultura devono avere un posto privilegiato nel mondo: portano solo bene all’umanità e non si potrà e non si dovrà mai farne a meno.

Proprio in questi giorni inaugureremo il nostro nuovo sito web dal quale si potrà accedere all’anteprima online della mostra di William Kentridge che avrebbe dovuto inaugurare a marzo nella nostra sede milanese. E siamo felici che questa meravigliosa opera di Kentridge possa essere apprezzata non solo dai collezionisti ma dal mondo intero. In questo momento il Mondo ha bisogno di Arte!!!!!».

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