Dopo il successo di pubblico e di critica delle collettive In faccia al mondo,e Viaggio dell’uomo immobile, il Museo d’arte contemporanea di Villa Croce prosegue la sua attività con un’altra esposizione di respiro internazionale ospitando l’opera di uno uno dei più importanti e complessi artisti del dopoguerra.
Curata da Götz Adriani (direttore della prestigiosa Kunsthalle di Tübingen e docente presso l’Accademia Statale di Arti Figurative di Karlsruhe) e patrocinata dal Goethe Institut di Genova, la mostra è allestita nelle sale del piano nobile del museo dove sono esposti 72 disegni, 17 oggetti-allestimenti e 19 stampe (per lo più litografie).
Joseph Beuys riveste un ruolo importante nell’evoluzione della storia dell’arte ed è soprattutto conosciuto per le complesse operazioni comportamentali le ”Aktionen”, che l’artista mette in atto a partire dalla metà degli anni ’60 e per la personale concezione dell’essere umano e della forza creativa insita in esso. I disegni occupano l’attenzione dell’artista soprattutto durante la sua prima produzione (anni Quaranta e Cinquanta), ma in seguito questo mezzo accompagnerà tutta la produzione artistica come vuole testimoniare questa esposizione concentrandosi sulla sua attività grafica in quasi quarant’anni d’attività dal 1948 al 1985.
Inizialmente queste opere sono schizzi di paesaggi e di figure umane, più tardi diventano espressione delle sue riflessioni socio-politiche; i suoi vasti interessi (scienze naturali, filosofia, religione) vengono elaborati nei suoi disegni mediante metafore. I lavori sono prevalentemente composti a matita, hanno tratti evanescenti, presentano un uso del colore come sostanza plastica più che rappresentativa.
Tra i soggetti trattati vi sono spesso vedute (scene del Mar Baltico con le sue formazioni rocciose di cristalli e ghiacci, le spiagge infinite e le steppe della Russia del sud), o di animali. Spronato dal suo maestro Ewald Mataré, Beuys sperimenta la raffigurazione degli archetipi animali (simboli della natura primordiale, non ancora contaminata dalla civiltà industriale); ed ecco lepri, cervi, alci, pecore, cigni e api, interpretati in modo personale.
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