Categorie: Giro del mondo

Diritto d’autore in UE

di - 15 Settembre 2016
La Commissione Europea ha annunciato ieri alcune proposte per riformare la disciplina del diritto d’autore su internet. Bruxelles vuole creare un sistema che permetta ai mezzi di informazione di acquistare facilmente contenuti da piattaforme online come Google News e allo stesso tempo obblighi portali come YouTube ad agire concretamente contro la pirateria. Attualmente il mondo digitale europeo è regolato da una direttiva del 2001. Difficile pensare che, dopo gli stravolgimenti degli ultimi quindici anni, la legge in questione sia ancora attuale. Ecco perché la Commissione ha deciso di intervenire adeguando la normativa a un presente ormai dominato dal web.
La riforma dovrebbe proteggere gli autori di contenuti e aiutare i cittadini dell’Unione ad usufruire di internet con le stesse modalità, a prescindere dalla posizione geografica. La Commissione vorrebbe inoltre, entro il 2020, creare una rete di Wi Fi gratuita in tutte le aree pubbliche dei paesi membri. Ma il progetto, che include due regolamenti e due direttive, deve ancora passare per il Parlamento europeo e per il Consiglio.
Tra i temi che hanno fatto più discutere c’è senz’altro la disciplina dei siti che rendono fruibili per gli utenti opere protette da diritto d’autore, come YouTube. La Commissione chiede che siano attuate misure concrete che rivelino automaticamente le violazioni del copyright, per evitare che gli autori siano danneggiati dalla pirateria. La normativa prevede anche la massima trasparenza sulle condizioni di partecipazione agli utili. Non tutti sanno, per esempio, che YouTube dà ai musicisti il 55 per cento delle entrate relative all’ascolto di un brano, rispetto all’85 per cento elargito da Spotify.
Secondo alcuni l’eccessivo controllo imposto dalla nuova legislazione potrebbe limitare la libertà degli utenti, che non sarebbero più liberi di scegliere tra i vari contenuti. In aggiunta il testo non è privo di criticità: se da una parte si cerca di disciplinare un settore difficilmente controllabile, dall’altra non si stabilisce un criterio di pagamento unificato per tutti i paesi. Ogni stato ha infatti la facoltà di legiferare sulla questione come meglio crede. (gt)
Fonte: El País

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