Dove sta andando il Canada?
Partiamo da qualche dato e da una premessa necessaria. Soprattutto per chi è poco aggiornato sullo stato dell’arte in Canada. 32 milioni di abitanti, oltre 200 mila immigrati accolti ogni anno. Tra i paesi al mondo con la migliore qualità della vita, secondo le Nazioni Unite. Tradotto: inclusività come modello possibile, sostenibile. E il multiculturalismo qui ha una lunga tradizione. Che parte da lontano. Il Canada nasce, infatti, dall’incontro fra i popoli nativi e quelli provenienti da due paesi europei, la Francia e il Regno Unito. La Legge Costituzionale del 1982 ha riconosciuto tre distinte popolazioni autoctone in Canada: le Prime Nazioni (una volta chiamati “Indiani”), gli Inuit (un tempo conosciuti come Eschimesi) ovvero i primi gruppi autoctoni in Canada, e i Meticci che sono apparsi dopo l’insediamento dei coloni in Canada. E il tessuto sociale è continuato a crescere con le successive ondate migratorie, fino alle attuali, da tutte le parti del mondo, alla ricerca di una vita migliore. Una convivenza che comprende oggi oltre 200 gruppi etnici, più di 40 culture rappresentate nella stampa etnica canadese.
Il primo luglio scorso il Canada ha compiuto i suoi primi 150 anni, praticamente un bebè: il primo luglio 1867, infatti, con il Constitution Act, fu proclamata la nascita del paese, che fino ad allora era stato una colonia britannica e comprendeva solo quattro delle attuali province, cioè l’Ontario, il Quebec, la Nova Scotia e New Brunswick.
Ma si sa come vanno queste cose. Tempo di anniversari, tempo di bilanci. Consuntivi e preventivi. E l’Art Gallery dell’Ontario – semplicemente detta anche AGO – , tra i più importanti e ricchi musei d’arte del Nord America (con una dote di oltre 90.000 opere d’arte) ha voluto dare il suo personale contributo. E lo ha fatto con una mostra di artisti emergenti e affermati provenienti da tutto il vasto paese, chiamati a ripercorrerne la storia, nelle sue tappe più esaltanti o ingloriose, per arrivare a immaginarne il futuro. In un patchwork di culture e identità diverse. A partire dagli Inuit, attraverso i disegni di Shuvinai Ashoona, una delle prime artiste che ha raccontata la realtà della sua gente. Per questo motivo è stato scelto il titolo “Every. Now. Then: Reframing Nationhood”per l’esposizione che occupa l’intero quarto piano della Contemporary Tower di AGO. Inaugurata lo scorso 29 giugno, sarà visitabile fino al 10 dicembre prossimo. Oltre trenta progetti artistici e multimediali selezionati, tra gli altri di Gu Xiong e Yu Gu,Robert Houle, Meryl McMaster,Seth, Esmaa Mohamoud ed Ed Pien. «Al centro di questa mostra vi è la nostra convinzione che il Canada sia un paese dinamico, di “lavori in corso”. Molti artisti contemporanei – ha dichiarato Andrew Hunter, uno dei curatori – stanno riflettendo e confrontandosi su ciò che il Canada è stato, su quello che è e su quello che sarà. Attraverso una varietà di supporti visivi intendiamo attirare l’attenzione dei visitatori su questioni di assenza, cancellazione e memoria, chiedendo loro in modo creativo: “Come facciamo ad andare avanti, a migliorare come paese?”». (CBS)
Fonte: www.ago.net
Dalla scultura novecentesca alle pratiche concettuali e performative, la riapertura del Palazzo segna una nuova stagione di confronto tra memoria…
Dopo il restauro, torna visitabile alla Banqueting House di Londra il soffitto monumentale di Rubens, uno dei cicli pittorici più…
Il pittore surrealista la realizzò nel 1939, come allestimento scenico per un balletto. A fine mese sfiderà il mercato con…
Il Teatro delle Briciole di Solares Fondazione delle Arti, a Parma, ospita la Trilogia dei poveri cristi, progetto di Ascanio…
Il padiglione che vede al centro il lavoro dell'artista Chiara Camoni sarà uno spazio collettivo, dedicato a coralità, meraviglia e…
Il Ministero della Cultura acquisisce per 30 milioni il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini attribuito da Roberto Longhi a Caravaggio:…