Categorie: Giro del mondo

Il “Microclima” | da Venezia all’Assam |

di - 25 Febbraio 2018
MICROCLIMA è un progetto culturale con sede alla Serra dei Giardini di Venezia dal 2011, anno in cui ha dato inizio al Guwahati Research Program, un piano di ricerca nella capitale dell’Assam in India. Il GRP è un programma aperto alla pratica interdisciplinare e rivolto ad una riflessione sul microclima ospitante: gli artisti sono invitati a realizzare, nel corso di più residenze, delle azioni culturali che si relazionino al contesto circostante. Per la settima edizione il duo di curatori – composto da Paolo Rosso ed Alice Ongaro Sartori – in Assam fino al 4 Marzo, ci racconta gli sviluppi della residenza».
Perché l’idea di una residenza per artisti italiani in Assam?
Paolo Rosso: «Nel 2010 ho visitato Guwahati per la prima volta. Situata nel nord est dell’India, al confine con Cina, Nepal, Birmania e Butan, l’Assam è un’area in rapida espansione ma anche nucleo di molteplici etnie e comunità tribali. Queste caratteristiche, insieme all’esperienza di sradicamento, seppur temporaneo, della propria identità culturale e all’ allontanamento dai propri schemi tradizionali di riferimento, sono state per me stimolanti, ed ho pensato che giovani artisti che conosco e stimo avrebbero vissuto un’esperienza altrettanto importante».
Quali sono stati i primi artisti invitati?
P.R.: «Il primo ad arrivare in Assam nel 2011 è stato lo scultore William West. Nel 2013 si sono aggiunti Mario Ciaramitaro, Martino Genchi ed Alessandra Messali. Successivamente Giuseppe Abate, Edoardo Aruta, Riccardo Banfi e il duo Matteo Primiterra & Matteo Stocco (Kinonauts). Una delle caratteristiche principali di questa residenza è che agli artisti non viene imposto un limite di tempo alla realizzazione dei rispettivi progetti; essi vengono incoraggiati a tornare più volte e sviluppare così una ricerca approfondita».
Ad esempio?
P.R.: «Il progetto che più rispecchia gli intenti della residenza è quello di Alessandra Messali: Emilio Salgari e la Tigre (2014- 2016). I 4 libri di Emilio Salgari (1862-1991) ambientati a Guwahati sono stati comparati al contesto dell’Assam attraverso la preziosa collaborazione di Felice Pozzo, studioso di riferimento sugli studi salgariani, e storici della Guwahati University. Con le studentesse dell’Handique Girls’ College, e con il supporto tecnico di Giuseppe Abate, la ricerca è stata tradotta in uno spettacolo teatrale nel quale sono state evidenziate le incongruenze tra testo e contesto. Nel 2017 è uscita una pubblicazione, edita in lingua assamese, inglese e italiana, da Orchid Publication (https://issuu.com/alessandra.messali/docs/00_emilio_salgari_and_the_tiger_pub)».
Quali sono le novità di questa settima edizione? 
A.S.: «Al gruppo si sono aggiunti la fotografa svizzera Cècile Hummel e Thomas Nadal Poletto.
 Cècile lavora attraverso una metodologia di accumulazione e rielaborazione di visioni e percezioni, utilizzando disegno e fotografia come anelli di una narrazione. Solito utilizzare installazioni video-sonore e performance, Thomas Nadal Poletto ha focalizzato la sua attenzione su una tradizione orale, il Jingrwai Lawbei (song clan ancestress), di una società matrilineare presente in alcuni villaggi delle Khasi Mountains, in Meghalaya. Ad ogni bambino corrisponde un canto, creato dalle madri nelle prime settimane di vita del neonato. Questa pratica viene utilizzata per comunicare tra le valli e nei villaggi e per proteggere gli uomini dagli spiriti della foresta. Giuseppe Abate continua un lavoro iniziato nel 2016 sul ricamo, accostando i tessuti dell’antica tradizione assamese e nuove iconografie commerciali. Edoardo Aruta sta sviluppando la sua ricerca sulla relazione tra il mercato di pietre preziose e Guwahati come centro dell’antica astronomia, una delle poche città dell’India ad averne un tempio dedicato (Il tempio dei Nove Pianeti). Joe Sartorius invece ha video- documentato la realtà di Akshar Forum, una scuola che propone un nuovo paradigma educativo basato sull’apprendimento attraverso un approccio ludico, partecipativo ed eco-sostenibile. Dopo la conclusione del capitolo salgariano, anche Alessandra Messali è tornata per iniziare una nuova ricerca».
Il progetto pilota della residenza, realizzato insieme a William West e artigiani locali, è stato il Guwahati Bamboo Walkway, una passerella di bambù sulla riva del fiume Brahmaputra, nella località di Nord Guwahati. Ci sono sviluppi?
A.S.: «Il Bamboo Walkway voleva essere un luogo di contemplazione del paesaggio. Purtroppo il walkway, dopo un anno dalla sua realizzazione definitiva, è impraticabile, sia a causa dei monsoni, sia a causa di atti di natura dolosa. Nonostante la partecipazione attiva della comunità sin dall’inizio, la creazione del walkway ha generato pareri contrastanti: gli abitanti del villaggio, appartenenti ad una delle caste più basse della società indiana e in buona parte insediatisi abusivamente nell’area, hanno iniziato a temere che le visite esterne potessero mettere a rischio la loro situazione. Inoltre, il fatto che coppie non sposate e, in generale, giovani, avessero un luogo pubblico per rilassarsi era per noi un obbiettivo, per il villaggio è diventato inaccettabile. La situazione ci ha spinto a riflettere sulla complessità dei fattori che possono generare successi o fallimenti. Ora, insieme all’artista romano Edoardo Aruta, stiamo riciclando i pezzi del walkway per farne un parco-giochi, coinvolgendo la comunità locale nell’ideazione e nella costruzione di questo spazio pubblico».
E la direzione per il futuro?
A.S.: «Vorremo aprirci sempre più verso una direzione olistica e multidisciplinare. A piccoli passi ci muoviamo verso interventi di conservazione del patrimonio culturale dell’Assam, soprattutto quello considerato “a rischio”.
 Majuli, l’isola fluviale più grande dell’India, centro nevralgico della cultura assamese è minacciata dalle violenti inondazioni del Brahmaputra e i satras – monasteri dove da secoli si recitano i mantra della tradizione Vaishnavita dell’induismo – rischiano di scomparire. Con Axel Gampp, Professore di Architettura dell’Università di Basilea, stiamo ponendo le basi per realizzare un workshop con i suoi studenti, cercando una soluzione alla conservazione del patrimonio di uno dei satra dell’isola».
Paola Natalia Pepa

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