Categorie: Giro del mondo

La sorella natura di Jelili Atiku |

di - 17 Giugno 2018
Jelili Atiku è nato nel 1968 a Lagos, in Nigeria. È considerato pioniere della performance art contemporanea nel suo Paese. A Manifesta 12, invitato come uno degli artisti protagonisti in scena nella tragica bellezza di Palazzo Costantino, su via Maqueda, ci ha raccontato il suo progetto, che porta con sé anche due proverbi esemplari.
«Nell’agosto 2017 quando ho visitato Palermo invitato da Manifesta per studiare la città sono andato all’Orto Botanico e sono rimasto affascinato dalla storia di più di 12mila specie di piante, specialmente da quelle non di origine europea. Queste piante sono loro stesse migranti che hanno viaggiato attraverso il Mediterraneo. Sono un’allegoria dell’attuale discussione globale tra migrazione e immigrazione. Le storie di queste piante si adattano comodamente alla storia della nascita di Palermo. Secondo l’Enciclopedia Britannica Palermo fu fondata da commercianti fenici nell’VIII secolo A.C., poi divenne insediamento cartaginese, poi in parte conquistata dai Romani nel 254 A.C., poi vennero gli Ostrogoti, gli Arabi che la conquistarono nell’831 e il dominio Normanno (1072-1194) segnò l’età d’oro di Palermo, “in cui greci, arabi, ebrei e normanni lavorarono insieme con un’armonia singolare per creare una cultura cosmopolita di notevole vitalità”. La scorsa estate due proverbi erano sempre nella mia mente: “Tutte le piante sono nostri fratelli e sorelle e ci parlano, e se ascoltiamo possiamo sentirle”, proverbio africano, e un proverbio spagnolo che dice “Tante cose che non sono state seminante crescono in un giardino”. Questa premessa serve alla mia performance a Manifesta. Intitolata Festino della Terra (Festival of the Earth) (Alaraagbo XIII), prenderà forma tramite una processione con l’obiettivo di offrire una maniera alternativa per guardare al problema delle migrazioni. Il fulcro delle attività qui è costituito da performance e installazioni utilizzando elementi presi dall’Orto Botanico e integrerà il “festival” con camminate, suoni, rituali, portando in scena oggetti organici, in particolare piante e terra, senza mai però intenderle come scultura. In sostanza, lo scopo è quello di sviluppare una performance con un contesto che consente l’interazione di arte, scienze agricole, culture e società e fare una dichiarazione metaforica sui temi dell’immigrazione e della migrazione utilizzando elementi della natura».
Vuoi leggere tutta l’intervista? Clicca qui

Articoli recenti

  • Fiere e manifestazioni

ArteGenova 2026, la fiera apre le porte, nel segno della tradizione contemporanea

Dal 13 al 15 febbraio, il padiglione di Jean Nouvel ospita la ventesima edizione della fiera d’arte di Genova, con…

13 Febbraio 2026 15:45
  • Mercato
  • Senza categoria

A St. Moritz, Nomad 2026 si presenta come l’antidoto alle grandi fiere

Dialoghi generazionali e progetti speciali per la nona edizione della fiera, che torna sulle Alpi svizzere intrecciando moderno e contemporaneo.…

13 Febbraio 2026 13:39
  • Progetti e iniziative

Interscape: Tono Festival di Bergamo si chiude con una mostra interdisciplinare

Installazioni, opere multimediali e concerti: la mostra Interscape segna il momento centrale di TONO, festival promosso dal Politecnico delle Arti…

13 Febbraio 2026 13:30
  • Arte contemporanea

Dal jazz allo strappo, passando per la poesia: tutti i ritmi di Mimmo Rotella

Uomo di poche parole e di tanti suoni, Mimmo Rotella aveva molto in comune con il linguaggio del jazz: ne…

13 Febbraio 2026 12:30
  • Progetti e iniziative

Il paesaggio come superorganismo: Silvia Cini dialoga con Baruchello

Alla Fondazione Baruchello di Roma, si riflette sul dialogo tra ecologia politica e paesaggio urbano, attraverso le opere di Silvia…

13 Febbraio 2026 11:30
  • Archeologia

Sotto Istanbul è riemersa una pavimentazione di mosaici di 1600 anni fa

A Zeytinburnu, nel comune metropolitano di Istanbul, un vasto complesso di mosaici del IV–V secolo è riemerso sotto un ex…

13 Febbraio 2026 10:30