Categorie: Giro del mondo

Un museo privato per l’arte araba a Beirut

di - 22 Luglio 2017
Passeggiando per le vie di Beirut gli echi della paralisi politica interna e il dramma ininterrotto dei rifugiati in fuga dalla guerra civile nella vicina Siria appaiono lontani. L’atmosfera che si respira è quella di una città degli Stati Uniti. Dinamica, frizzante, multireligiosa, multiculturale. Tra decine di mall, una grande quantità di grattacieli. E una proliferazione di musei. Anzi, è il caso di dirlo, un vero “boom” di musei, con oltre una mezza dozzina di progetti in cantiere. Compreso il Beirut City Museum, disegnato da Renzo Piano. L’ultimo in arrivo sarà il Beirut Arab Art Museum, destinato a diventare il più grande museo d’arte della città. Inaugurazione fissata al 2020. Ubicazione precisa ancora da definire. Comunque centrale. Dai 10.000 ai 15.000 metri quadrati per accogliere la collezione d’arte araba moderna e contemporanea della Fondazione Ramzi e Saeda Dalloul. Rischio di inflazione dell’offerta culturale nella capitale libanese? “No. C’è una domanda sufficiente per ospitarli tutti”, risponde sicuro Basel Dalloul (nella foto in alto), imprenditore IT di successo al timone della fondazione di famiglia. Il progetto è ambizioso e prevede mostre temporanee, servizi di didattica, un centro per la ricerca, lo studio e la conservazione dell’arte araba. Nonché partnership con istituzioni del calibro dell’Ermitage di San Pietroburgo, il Guggenheim di New York, il Centre Pompidou di Parigi e il British Museum di Londra. D’altronde la collezione che il padre di Dalloul, l’uomo d’affari palestinese Ramzi Dalloul, ha iniziato a raccogliere quasi 40 anni fa è decisamente unica nel suo genere, una delle più ampie dell’intero Medio Oriente. Oltre 4.000 opere d’arte araba che coprono un arco temporale di 150 anni. Tra quelle del XX secolo, spiccano i lavori dell’egiziano Mahmoud Saïd, del libanese Saliba Douaihy, e dei contemporanei –  decisamente proiettati sulla ribalta internazionale – come Etel Adnan, Dia Al-Azzawi e Mona Hatoum. Le nuove acquisizioni, poi, sono all’ordine del giorno con un budget dedicato di circa 5 milioni di dollari all’anno. Chi è curioso di dare un’occhiata a questa collezione entro la fine dell’anno sarà online un database.
“Da anni le persone hanno sentito parlare solo di storie di morte e distruzione provenienti dal mondo arabo e dimenticano che è la culla della civiltà “, ha dichiarato Basel Dalloul. “Vorremmo mostrare una faccia migliore di questa parte del pianeta”. Che speriamo possa essere anche di ispirazione per le nuove generazioni. Per un futuro pacificato. (CBS)

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