Categorie: Il fatto

Cornelius Gurlitt star di Documenta

di - 18 Aprile 2015
Ha parlato con il Ministro tedesco alla Cultura, Monika Grütters, che pare favorevole. Da Berna, invece, dove parte della collezione Gurlitt dovrebbe essere accolta, pare sia stato un due di picche.
Adam Szymczyk, alle prese con la preparazione di Documenta 14, che si svolgerà tra due anni a Kassel, sta preparando una sorpresa che agli addetti ai lavori e non solo fa venire l’acquolina in bocca: vuole portare, all’interno della manifestazione, la collezione di Cornelius Gurlitt, che di certo non ha più bisogno di presentazioni.
Mica male come idea, e senz’altro farà discutere. E invece no, non è nelle intenzioni: Szymczyk ha affermato che, nel caso l’operazione vada a buon fine – ma considerando l’appeal di Kassel nel mondo non potrebbe essere un problema portare qui le opere “degenerate”, o almeno quelle sotto la giurisdizione tedesca – «L’idea e lo scopo sono quelli di informare sulla storia della persecuzione dei proprietari originali». Una versione politica, in tema con l’impegno che da sempre contraddistingue l’analisi sull’arte, i suoi meccanisimi e la società che si prefigge Documenta, e che in effetti calza a pennello.
Ma siamo sicuri che i grandiosi nomi (Picasso, Chagall e Renoir) oltre a far riflettere sulla storia di un Paese e su quella delle vicende dell’estetica (e della libertà) sotto le dittature, non vengano presi per fare un bel colpaccio di pubblico e avvicinare ancora di più alla sovraffollata cittadina tedesca (durante i mesi della quinquennale) più visitatori possibili?
Insomma, certo il peso della storia si sentirà, ma quanto sarà influente quello della celebrità? Se poi ci si somma che lo stesso direttore ha ribadito che l’allestimento che ha in mente sarà «tranquillo, quasi neutro, organizzato cronologicamente», il gioco è fatto. Restituire dignità al passato, dare legittima visibilità all’oblio, vendicare la memoria degli antichi collezionisti, galleristi, musei attraverso noi, eredi. E fare il pieno! (MB)

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