Categorie: Il fatto

La terra del Sì

di - 11 Ottobre 2016
In occasione dell’assemblea di Assolombarda il Premier Matteo Renzi – come di consueto – non ha perso tempo per mettere le mani in pasta (e il dito nella piaga) sulla situazione della “crescita” italiana, strizzando anche l’occhio alla voglia di sì del Referendum Costituzionale.
Già, la crescita, questa parola che per alcuni è un imperativo, per altri è infinito, e che secondo il Premier è una questione di visione che si divide tra gufi e non gufi, tra chi vuole cambiare e chi gode nella negatività dei dati dell’Istat.
Insomma, sembra che l’economia italiana sia un puro fatto di mentalità, mentre – secondo il Premier – il Paese deve iniziare ad essere la patria della visione. Il Paese dove è possibile costruire un’alternativa, il Paese che della resilenza deve fare tesoro per tornare a campare come si deve, almeno produttivamente parlando.
Chissà se ha ragione il Premier, nonostante i colpi di teatro siano sempre gli stessi: dalla necessità di pensare alle grandi opere, pensando al “successo” di Expo fino al Ponte sullo stretto e via dicendo, fino a dichiarazioni lievemente improbabili: “La politica economica Usa è un modello, non quella Ue”. Peccato che, insomma, noi non siamo l’America, e non lo è nemmeno l’Europa, e forse più che accanirsi verso un modello speciale, sarebbe meglio costruirsi un modello specifico.
Insomma, sappiamo bene che con la cultura del “meglio rinunciare” non si va da nessuna parte (e la stoccata è ancora una volta per le Olimpiadi di Roma), ma è anche vero che prima di creare “il grande evento” sarebbe meglio sondare il terreno. Il rischio, altrimenti, è quello di costruire un pilone di ponte in una faglia sismica.
E va bene che l’Italia è il Paese del tutto è possibile perché Renzi è diventato Premier (parole sue), ma per i miracoli ancora non siamo così attrezzati. E in questo caso siamo gufi, Cassandra o semplicemente vorremmo evitare che ci crolli il tetto addosso? (MB)

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