Di viaggio in Viaggio, è a Ferrara per il festival di Internazionale che incontro Angelo Bellobono. Mi racconta del suo progetto settennale di residenza in Marocco, a 70 km da Marrakech: Atla(s)now. Qui lâarte, il trekking e lo sci alpinismo si incontrano generando un meccanismo di confronto, condivisione e relazione. Lâedizione di questâanno ha visto in residenza gli artisti Ettore Favini e Mohamed (Mo) Baala.
Cosa è Atla(s)now, e qual è la sua mission?
ÂŤAtla(s)now è una piattaforma interdisciplinare condivisa, creata da me (artista e allenatore di sci), in cui lâarte e gli sport di montagna vengono utilizzati come mezzi di relazione sociale e sviluppo sostenibile di alcune comunitĂ berbere dellâAlto Atlante marocchino a circa 70 chilometri da Marrakech. Le attivitĂ del progetto si realizzano attraverso un programma di residenze per artisti e programmi di formazione per professionisti della montagna, maestri di sci e guide alpine locali. Essendo unâattivitĂ fortemente relazionale, gli artisti in residenza sono invitati a preparare lavori site-specific e workshop con la comunitĂ , utilizzando esclusivamente risorse locali. Le opere realizzate vanno a creare il primo Museo Diffuso dellâAtlas, divenendo strumento di connettivitĂ sociale e consapevolezza, in grado di coinvolgere lâintera comunitĂ . I professionisti della montagna sono invitati a organizzare corsi di formazione per i maestri di sci e guide alpine locali, atti a potenziare competenze tecniche e garantire un elevato livello di sicurezza, proponendo a ragazzi e adulti opportunitĂ di lavoro sostenibili, qualificate ed utili a rinforzare, insieme alla presenza del Museo diffuso, la microeconomia localeÂť.
PerchĂŠ agire nelle montagne dellâAlto Atlante in Marocco?
ÂŤIl Mediterraneo è per me un grande lago di montagna. Da alcuni anni percorro le montagne che lo incorniciano considerandole delle cerniere, dei ponti tra i Paesi che su questo mare si affacciano. Lâidea di un Monte Mediterraneo, a metĂ tra il monte Toubkal e il monte Bianco, muove il mio immaginario. Se poi penso alle oltre 30mila persone morte negli ultimi 15 anni attraversando questa lastra dâacqua, allora il Monte Mediterraneo si materializza imponente. La scelta delle montagne del Marocco si lega ad una mia personale rappresentazione di unâAfrica mediterranea attraverso il suo ghiaccio e la sua neve, elementi che nellâimmaginario comune non vengono quasi mai collegati al Marocco, che piĂš facilmente si identifica con caldi deserti e palmeti. Sta di fatto che la catena dellâAtlante, lunga circa mille chilometri, presenta molte vette che superano i 4mila metri di altezza, ed il Toubkal, la montagna che sovrasta il campo dâazione delle attivitĂ Atla(s)now, con i suoi 4167 metri rappresenta la vetta del Nord AfricaÂť.
Quale è la tua relazione con questa terra?
ÂŤIn questo progetto ed in questo luogo ho fuso le mia identitĂ di artista e uomo di montagna, cercando di usare le mie competenze come strumenti di relazione, scambio e sviluppo sostenibile. Lâintegrazione tra varie discipline, quali lâarte, il trekking e lo sci alpinismo, rendono Atla(s)now un progetto in cui il luogo, lâopera e lâazione innescano un confronto, condivisione e relazione.
In particolare il processo relazionale e costruttivo dellâopera, mira innanzitutto alla scoperta dellâaltro: lâincontro, lâesperienza diventano chiavi per una buona riuscita delle opere. Il corpo stesso dei partecipanti diventa un importante strumento per percepire ed appartenere al territorio, per costruire pensiero e relazioni tra gli uomini e le montagne. Ogni artista deve misurarsi con le proprie potenzialitĂ fisiche, umane ed artistiche, al di fuori delle proprie zone di comfort, trasformando lâintuito, la conoscenza e le competenze in relazioni umane che diventeranno opere dâarte e stimoleranno in vario modo una microeconomiaÂť.
Ci racconti lâultima residenza?
ÂŤNel mese di settembre, gli artisti Ettore Favini, Mohamed (Mo) Baala con me, hanno concentrato le attivitĂ di residenza sullâAlto Atlante nellâarea di OukaĂŻmeden, splendido altopiano a 2mila 650 metri di altitudine e nel villaggio di Gliz, raggiungibile a piedi, sulle piste o le mulattiere, in unâora e mezza di cammino, grazie alla preziosa collaborazione della guida Ibrahim AlĂŹ. I primi giorni di residenza sono stati dedicati ad una ricognizione antropo/geologica delle antiche incisioni rupestri e della vita dei pastori Amazigh, che praticano la transumanza da millenni e risiedono nelle alte terre degli alpeggi per circa 5 mesi lâanno. OukaĂŻmeden è uno dei siti dove si trova il maggior numero di incisioni rupestri dellâAlto Atlante, lo studio di queste incisioni è di unâimportanza considerevole; in effetti le opere raffigurate sono diverse: forme geometriche, antropomorfe, armi, carri, scene di caccia, rappresentazioni fauniche. Alcune delle rappresentazioni presenti sulle montagne, ricordano sia nellâesecuzione che, nella simbologia le tarde incisioni rupestri camune. Questa coincidenza, ha rafforzato ulteriormente la ricerca di Ettore Favini che negli ultimi anni, sta lavorando nel bacino del Mediterraneo in un processo di ibridazione di oggetti, strumenti e materiali che veicolano un patrimonio comune di simboli e motivi decorativi. Lâartista nel villaggio di Gliz, ha creato e disegnato insieme alle tessitrici locali, ibridando i simboli e mixando i pattern che aveva incontrato precedentemente in Sardegna nel suo progetto Arrivederci. Questi nuovi simboli sono stati tessuti a Gliz, prendendo la forma di tappeti/arazzo. Favini ha poi inciso sulla pietra rossa dellâOurika la scritta Arrivederci in arabo e in francese sotto a una linea-mappa che traccia i percorsi compiuti dai nomadi ogni anno per arrivare sullâaltopiano, come omaggio per un nuovo ritorno, per un viaggio stagionale che viene trasmesso di generazione in generazione da millenni. Mo Baala, forte della sua origine berbera e della sua esperienza di pastore, ha invece stretto un forte rapporto con una famiglia di nomadi che vive negli azib caratteristiche costruzioni di pietra e terra cruda. Lavorando sulla forza evocativa del racconto orale, tipico della cultura Amazigh, Mo e il pastore hanno collaborato nellâelaborazione di un libro in triplice copia, fatto di parole, poesie e immagini. Baala ha continuato il lavoro nel suo studio a Marrakech elaborando le registrazioni e i testi per realizzare unâopera audio. Lâartista dopo aver realizzato piccole sculture su pietra, ritornerĂ a OukaĂŻmeden per realizzare un workshop di scultura con gli abitanti, grazie alla quale punta a creare una microeconomia basata sulla vendita dei manufatti durante la stagione sciistica. Io, in doppia veste di coordinatore dei progetti e artista, ho lavorato sulla rielaborazione in chiave contemporanea dellâantica tecnica dellâincisione e pittura rupestre, realizzando numerose incisioni e dipinti su pietra ispirate al paesaggio di montagna, chiave stilistica del mio lavoro, una delle opere su carta si è trasformata in un tappeto come omaggio alle camminate in montagne compiute durante la residenza. Ho realizzato nel villaggio una scultura ambientale utilizzando un ramo e dei vecchi sci da bambino piantati nel terreno, lâopera dipinta interamente in bianco, durante lâinverno si mimetizzerĂ con il manto nevoso. Unâintera giornata è stata dedicata allâinstallazione delle opere e alla visita di tutti i lavori realizzati negli anni precedenti, per sensibilizzare gli artisti sullâimportanza del Museo diffuso per la popolazione. Nel prossimo futuro è in previsione la realizzazione di una mappa dettagliata dei luoghi e delle opere, di un libro e di un documentario che raccoglieranno i sette anni di questa meravigliosa esperienzaÂť.
Jack Fisher