Dopo un accurato restauro, è finalmente fruibile al pubblico, e degnamente valorizzata, una tra le istituzioni più rappresentative di Parma di cui attorno alla metà del XIX secolo, Giuseppe Stuard fece dono alla Congregazione di Carità intitolata a Filippo Neri (in seguito Iraia).
Dalle opere conservate nella Pinacoteca, emerge una chiara indicazione del gusto del collezionista: da una parte l’attenzione ai pittori toscani del Tre e Quattrocento, alle tele sei e settecentesche di scuola eterogenea e ai piccoli dipinti dei paesisti fiamminghi; dall’altra, un’inclinazione per la ritrattistica di ambito regionale, con prevalenza dell’ambiente felsineo.
Il grande merito del mecenatismo di Giuseppe Stuard, fu indubbiamente quello di aver raccolto dipinti di autori del Tre e Quattrocento toscano, salvandoli così dal pericolo di una vendita indiscriminata e forse della loro esportazione in Francia. Tra i capolavori di questo periodo, spicca decisamente la Madonna in trono con il bambino del Maestro della Misericordia, autore di difficile identificazione, ma che sembrerebbe essere Giovanni Gaddi, figlio di Taddeo e fratello di Agnolo, interpreti della pittura fiorentina della seconda metà del XIV secolo. Di pregio eccelso è altresì il Polittico Stuard del fiorentino Bicci di Lorenzo (XV secolo), con i santi Tommaso, Giovanni Battista, Giacomo Minore e Nicola di Bari.
Oltre alla collezione Stuard, nucleo della pinacoteca, è possibile ammirare anche opere dell’Otto e Novecento, frutto di donativi e acquisizioni successive, che aprono una finestra sull’arte parmense a cavallo dei due secoli. Si va dallo storico-mitologico di Giovanni Gaibazzi, all’attenzione per la cultura di stampo romantico del Borghesi, alle scene risorgimentali del Ramoindi, alla tradizione ritrattistica parmense.
Nel catalogo dei disegni emerge un piccolo esempio di grafica cinquecentesca quale il Levriero, attribuito al Parmigianino, e il Sant’Antonio adorante, a inchiostro, un esercizio del Correggio sulla pala di San Francesco, oggi a Dresda. Da non perdere anche la serie di disegni del Settecento emiliano.
a cura di Fabio Bernabei
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