Il tuffatore più famoso dell’archeologia occidentale si trova a Paestum e ancora oggi fa parlare di sé. Tonio Hölscher ne scrive nel suo ultimo saggio, Il tuffatore di Paestum. Cultura del corpo, eros e mare nella Grecia antica. Edito da Carocci, il saggio di Hölscher esplora il mondo greco dell’antichità alla ricerca del significato del tuffo dell’efebo di Paestum. Nel racconto di una cultura in cui corpo, anima, sacro e ruolo sociale si legano inestricabilmente, si svela il rapporto unico tra uomini e donne ellenici e il mare.
A Paestum, Poseidonia per i Greci, il Museo Nazionale Archeologico ospita una delle collezioni archeologiche più importanti d’Italia. Qui è conservata la tomba del tuffatore, venuta alla luce nel 1968 durante una campagna di scavi nelle necropoli dell’antica città di Paestum, diretta dal soprintendente Mario Napoli. Dopo diversi mesi dalla scoperta, l’opera venne presentata al pubblico con un richiamo internazionale trattandosi di una rara testimonianza di pittura greca figurativa del V sec. a.C.
Di questa tomba a cassa sono eccezionali le pitture sulle pareti interne e la lastra orizzontale di copertura dove sono raffigurati rispettivamente un simposio e il tuffatore. Il suono della lira, il gioco del kottabos, i flirt omoerotici, sdraiati sui klinai: tutto ricostruisce una perfetta scena conviviale della Magna Grecia. E il tuffatore? È lui il personaggio più curioso di quest’opera d’arte funeraria di grande valore storico artistico. Il tuffatore di Paestum è un giovane uomo che si lancia da una torre, con il suo corpo tornito, per tuffarsi nelle acque del mare, in un paesaggio all’aperto contornato da due alberi e da decorazioni rivolti verso il centro. La scarsità di altre simili rappresentazioni ha reso impossibile un’interpretazione certa del tuffatore di Paestum: è una scena di vita oppure un’immagine simbolica? I più la considerano una metafora del passaggio dalla vita alla morte, Tonio Hölscher la pensa diversamente.
L’archeologo tedesco ritorna al contesto culturale dell’antica Grecia, guardando in particolare alla fase di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Ci racconta di come i giovani trascorressero questo tempo al di fuori della polis, tra i santuari e la natura selvaggia, tra le preghiere e le prove del mondo al di fuori della città. Rituali collettivi, amori passeggeri e corpi in esercizio riempivano le giornate di efebi e fanciulle, tra terra ferma, fonti d’acqua, grotte sul mare. Gli stessi luoghi dove nascevano anche le storie di giovani eroi come Teseo, mitiche figlie di re come Polissena od Orizia, eroine e cacciatrici come Atalanta, ninfe come Aretusa. Tonio Hölscher ci conduce in un affascinante viaggio a ritroso, in cui l’efebo di Paestum e il suo tuffo si fanno sempre più vividi e reali.
Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…
Nella project room della galleria Mondoromulo, a Benevento, una mostra condivisa di Vincenzo D’Argenio e Fabrizio De Cunto affronta il…