La norma e il suo contrario o quasi, la conoscenza della regola e la coscienza nella ricerca di una sua alternativa. Indisciplinatezza è un termine dalle sfumature controverse e sulla sua storia altrettanto complicata è incentrato Indisciplinata +, volume di Manuela Piccolo pubblicato nel marzo del 2020 da Postmediabooks e Sartoria editoriale. Un excursus per scardinare la logica della parola attraverso le sue varie interpretazioni, coinvolgendo quindi varie personalità all’interno del sistema italiano dell’arte. Estratti dal libro saranno letti mercoledì, 21 ottobre, dalle 15 alle 19, nell’ambito di Walk-In Studio, negli spazi di Sartoria Editoriale, spazio dell’associazione culturale ArtCityLab, in via Boifava 6, a Milano, a cura di Francesca Greco, Federica Mirabella e Manuela Piccolo.
Ma oltre che ad ascoltare, il pubblico sarà chiamato anche a intervenire in prima persona, a metterci mano insomma, preferibilmente quella “debole” perché «Scrivere con la mano sinistra è disegnare», come diceva Alighiero Boetti. I presenti, quindi, disimpareranno a disegnare, sotto la guida di Oliviero Fiorenzi, che ha fatto dono delle illustrazioni presenti in Indisciplinata +. Perché fine ultimo è raggiungere un nuovo livello di consapevolezza, che non si limita a regole prestabilite, preimpostate, ma che riesca a trovare nuovi linguaggi, seguendo sperimentazioni alternative o eccentriche, cioè al di là del centro tranquillizzante.
«La definizione canonica del termine Indisciplina vuole che questa sia il “mancato rispetto delle norme, specificatamente quelle relative all’ordine”. Ad una prima lettura tutte le cose sono più semplici, o più complicate; tutto dipende dall’occhio che le osserva. La parola indisciplina contiene in sé tutte le norme che si stanno evadendo, così come contiene in sé la parola disciplina, comprendendone la sua idea di rigore e escludendola al tempo stesso. Una connessione strettissima. Nonostante le difficoltà logiche che si creano da orizzonti diversi i due termini possono essere concepiti in maniera complementare e non antagonistica. Non si può essere indisciplinati, per quel che si vuole provare ad intendere in questo scritto, senza aver conoscenza della disciplinarità», si legge nel libro.
«Avviene che ogni disciplina sconfini in un’altra, i concetti circolano, tracciano percorsi paralleli che tendono ad un fine comune grazie all’unione dei diversi contributi. Innumerevoli sono le migrazioni di idee e di concezioni, le simbiosi e le trasformazioni teoriche dovute a questo tipo di spostamenti. La maggior parte delle discipline che consideravamo ibride oggi sono autonome. Accade che alcuni concetti attraversino segretamente le frontiere, fecondino nuovi campi del sapere e lì mettano le radici. Una nozione non ha pertinenza soltanto nel campo disciplinare in cui è nata, è la storia della “inter-trans-poli-disciplinarità” come la definisce Edgard Morin nell’Elogio dell’interdisciplinarità», continua Manuela Piccolo in Indisciplinata +.
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