Categorie: Libri ed editoria

libri_fotografia | The Human and Animal Locomotion Photographs | (taschen 2010)

di - 28 Febbraio 2011
Stanford avrebbe scommesso una
grossa somma in merito alla posizione delle zampe del cavallo in movimento e
avrebbe incaricato Eadweard Muybridge di
fugare ogni dubbio. Si trattava di sapere se un cavallo al trotto solleva le
quattro zampe contemporaneamente, visto che nei concorsi ippici ciò significa
“rompere” ed esser squalificati (è chiaramente visibile che un
cavallo al galoppo, in alcune fasi, non ha appoggio a terra, elemento annotato
sin dai tempi di Aristotele), mentre le cronache parlano di una scommessa sulla
posizione degli arti equini durante il galoppo.

Muybridge fotografò il cavallo
con una tecnica stereoscopica, affiancando cioè due immagini leggermente
disassate affinché ne risultasse un’illusione di rilievo. Tuttavia, la qualità
dell’immagine era pessima, specie per ciò che concerne la nitidezza dei
contorni.

Nel 1877, a cinque anni
dall’inizio dell’impresa, il procedimento utilizzato è assai più elaborato: una
batteria di apparecchi veniva sistemata lungo la pista da corsa e il cavallo,
transitandovi, rompeva i fili tesi lungo la stessa pista, facendo scattare gli
otturatori. Il suolo era ricoperto di sale, in maniera da brillare sotto il
sole e fornire l’adeguato contrasto.

L’interesse per questi
esperimenti non tardò a manifestarsi, dallo Scientific
American
al francese Nature. Al
fianco dell’interesse scientifico, doveva presto venire alla luce quello
artistico. Nel 1879 Muybridge incontrava Thomas
Eakins
, il quale beneficerà largamente del suo lavoro: ne deriverà uno
stimolo determinante per iniziare lo studio crono-fotografico del corpo umano e
animale.


Nel 1881 pubblica The Attitudes of Animals in Motion; poco
dopo, Stanford dà alle stampe The Horse
in Motion
, ove il nome di Muybridge non è menzionato. Nel 1884 la
University of Pennsylvania stanzia ingenti fondi affinché il lavoro prosegua.
La tenacia con la quale fu condotta la ricerca è ben espressa dalle parole
dello stesso Muybridge: “Una ricerca
completa e sistematica […] dimostrerebbe parecchi fatti nuovi, oggetto di
interesse non solo per l’osservatore casuale, ma di indispensabile valore per
l’artista e lo scienziato
”.

Le risorse a disposizione erano
incomparabili rispetto a quelle utilizzate in precedenza: Muybridge disponeva
di lastre secche molto più sensibili, con una drastica riduzione dei tempi di
posa; poteva servirsi di tre batterie d’apparecchi, grazie alle quali
realizzava riprese da un triplice punto di vista; il fondale formava una
griglia composta da quadrati di 5 cm di lato. Muybridge poteva scattare a una
velocità di 1/6.000 di secondo, un tempo incredibilmente ridotto per l’epoca.
Per lo studio degli animali, lo zoo di Philadelphia venne messo a totale
disposizione, ma l’impresa era molto più complessa. Infine, Muybridge si dedicò
pure alla ripresa dei movimenti di esseri umani affetti da malformazioni e
malattie.


Nel 1887
venne pubblicato il risultato dell’impresa: Animal
Locomotion
contava 781 fotoincisioni – comprendenti oltre 20mila fotografie
– rilegate in undici volumi che mostravano un repertorio sterminato (e talora
assai ironico) di soggetti in atto di compiere i movimenti più disparati.

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marco
enrico giacomelli

*articolo
pubblicato su Exibart.onpaper n. 71. Te l’eri perso?
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Eadweard Muybridge – The Human and Animal Locomotion
Photographs

Taschen, Köln 2010

Pagg. 804, € 49,99

ISBN 9783836509411

Info: www.taschen.com

[exibart]

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