Il rovescio della medaglia: gli errori da non commettere mai nel chiedere un sostegno o una sponsorship.
Molte offerte di sponsorizzazione non tengono conto di esigenze proprie del marketing, cioè non hanno un approccio marketing oriented. L’incapacità d’immedesimarsi in una situazione di uno sponsor ha già portato al fallimento di numerosi progetti, anche validi. Inoltre, spesso le proposte di collaborazione vengono inviate contemporanemente e tutte uguali a una molteplicità di partner potenziali, in base alla considerazione che, se uno risponde in modo negativo, nel frattempo altri dieci potrebbero reagire positivamente alla proposta inviata. Ma ogni azienda si aspetta, e con ragione, un documento formulato su misura rispetto ai propri bisogni.
Quali sono le cose più appetibili che il comparto arte può dare “in cambio” ai mecenati contemporanei?
Le figure professionali formate dai nuovi corsi di laurea e master hanno una loro autorevolezza ed efficacia sul mercato o ancora contano soprattutto conoscenze e agganci politici?
A livello mondiale, gli investimenti in sponsorizzazione raggiungeranno, alla fine del 2009, 44,8 miliardi di dollari (la fonte è l’IEG – International Event Group di Chicago). Un mercato di queste dimensioni richiede professionisti che abbiano altre qualità oltre a una spiccata competenza sociale. Inutile negare che il networking è importante, ma non è una base sufficiente in una realtà che sta diventando sempre più competitiva. La difficoltà vera, infatti, non è tanto, e non è solo, convincere gli imprenditori a investire in cultura, ma a fine progetto dimostrare loro che ci sono stati effetti concreti e avere la capacità di misurarli. Solo questo li indurrà a legarsi sul medio/lungo periodo alle istituzioni sponsorizzate. Inoltre, l’investimento in cultura si deve inserire in una strategia precisa dell’azienda, che lo valorizzi con attività di supporto adeguate. Tutto questo richiede know-how di settore, competenze specifiche, oltre che determinazione, coraggio e passione per il proprio lavoro. Le agenzie di sponsoring internazionali hanno moltissimi impiegati giovani: mi sembra che questa sia una prova eloquente che chi investe nella propria formazione fa bene.
Due domande sulla situazione italiana: sponsorizzazioni commerciali o tecniche? Nel nostro Paese pare ci sia una cultura che privilegia le prime e trascura le seconde. Perché?
La sponsorizzazione culturale come strumento di marketing è un’opportunità che il mercato italiano ha scoperto, e sta scoprendo, negli ultimi anni. Ritengo che sia solo una questione di tempo, perché anche in Italia lo sponsoring tecnico conosca maggior diffusione. Aziende italiane, come Guzzini, che lo praticano con grande professionalità, sono conosciute e apprezzate in tutto il mondo.
Ampliamo lo sguardo. Oggi molte aziende promuovono progetti propri in campo culturale. In Germania c’è addirittura una certa preoccupazione per la diffusione di musei e collezioni private che, di fatto, sottraggono potenziali partner alle istituzioni pubbliche. Ma anche le fondazioni bancarie italiane non scherzano. Stiamo andando verso uno scenario di self-made culturale da parte del mondo imprenditoriale e industriale?
Per chiudere, la domanda che ricorre più spesso in questi mesi: quali conseguenze potrà portare al settore specifico la crisi economica che caratterizzerà il 2009? Una diminuzione? In ambiti specifici o generalizzata?
Nella settima edizione dell’indagine predittiva Il Futuro della Sponsorizzazione di StageUp e Ipsos, nel 2008 gli investimenti di sponsorizzazione (sport, cultura e spettacolo, utilità sociale) avevano fatto registrare un incremento dell’1,5%, pari a 1.795 milioni di euro, in sponsorizzazioni al netto dei cosiddetti investimenti a supporto, quelli in pubblicità classica (e altre forme di promozione) che vanno a rinforzare solitamente la comunicazione derivata dalla partnership. Si trattava del valore più alto mai registrato nel comparto dello sponsoring. Gli investimenti in cultura e spettacolo erano stati pari a 258 milioni (+1,3%). Dopo cinque anni di crescita continua, nel 2009 si prevede un calo: gli investimenti raggiungeranno 1.640 milioni di euro, con una contrazione pari all’8,6% in meno rispetto al 2008. Si tratta del calo più forte mai registrato dal comparto dagli anni 2000; il volume degli impegni tornerà, almeno in termini nominali, sui valori del 2004. A mio parere, il mercato premierà quelle istituzioni culturali che hanno concetti di sponsoring che prevedono contratti sul lungo periodo, che hanno un piano di finanziamento che prevede diverse forme di collaborazioni con privati (imprese, fondazioni, mecenati ecc.) e che nel passato hanno già sperimentato forme di partnership innovative.
a cura di alfredo sigolo e massimiliano tonelli
la rubrica libri è diretta da marco enrico giacomelli
[exibart]
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