Categorie: Libri ed editoria

libri_saggi | Art & Today | (phaidon 2008)

di - 28 Aprile 2008
Che lo storicismo più lineare sia una prospettiva riduttiva e appiattente è dato quasi per assodato. Ne è consapevole buona parte degli operatori del settore artistico. Sui manuali si tende a sostituire la sequela di avvenimenti cronologicamente ordinati con approcci diversi: la raccolta di saggi, magari ognuno focalizzato su un periodo determinato o un argomento emergente; l’indagine di storie “parallele”, per esempio quella delle tecniche impiegate dagli artisti; o, ancora, l’esasperazione della cronologia che porta al suo collasso, come in Arte dal 1900 di Foster, Krauss e Bois. Allo stesso modo, alcune collezioni permanenti sono ciclicamente riallestite per nuclei tematici, facendo muovere il visitatore con balzi temporali anche notevoli. Per seguire magari una labirintica mappa neuronale, come quella che decora le pareti della Tate Modern.
S’inserisce in questo genere di avvicinamento all’oggetto d’analisi il monumentale libro uscito in marzo per i tipi di Phaidon. L’autrice è Eleanor Heartney, che nel recente passato ha affrontato argomenti piuttosto sottovalutati dalla critica. Un unico esempio: il libro del 2004 Postmodern Heretics. Catholic Imagination in Contemporary Art.
Con riferimenti critici esclusivamente americani, Heartney ricorda come l’impostazione progressiva di Alfred H. Barr Jr. implicasse la necessità di continue modificazioni nella storia dell’arte, ma non spiegasse quale fosse il “principio guida dell’evoluzione dell’arte moderna”. A colmare la lacuna giunse il formalismo di Greenberg, con l’idea che l’arte moderna si fosse affrancata dal principio della rappresentazione mimetica per volgersi alla “pura espressione” delle “qualità intrinseche” del mezzo utilizzato (la celeberrima flatness pittorica, per esempio). Come tutte le teorie, era in parte performativa: una profezia auto-avverantesi a partire da alcuni sintomi “oggettivi”.
La panoramica storica dell’autrice prosegue, rammentando il plateale ingresso sulla scena di Pop e Minimal, e i corsi e ricorsi che portarono a esplicitare o camuffare i riferimenti al passato più o meno recente. Fino all’avvento del postmodernismo e di quella glocalizzazione tuttora imperante che ha condotto alla necessità di “riconoscere la validità di altre narrazioni, altre definizioni di arte e altri fini, valori e principi”. Conosciamo così l’obiettivo del libro, percorrere alcune delle caotiche “interazioni fra arte e mondo”.
È questa l’anima teorica del volume, esplicitata con sintetico e anglosassone pragmatismo in poche pagine introduttive. Alle quali seguono le otto paia di nuclei tematici, ampiamente illustrati, analizzati, annotati e interpretati. Si tratta senz’altro di un libro da leggere con attenzione, magari non fra le proprie coltri, visto il peso.
Ciò che però va sottolineato è come la storia sia un fattore che deve essere sempre tenuto in conto. Storia certo non intesa come storicismo o Storia con la capitale; plurale, multiforme, sfaccettata quanto si desidera, ma pur sempre storia. E ne è consapevole Eleanor Heartney, visto che -pur essendo il focus del suo libro il periodo che va dagli anni ’80 a oggi- inizia la sua trattazione con i due “fondatori” dell’arte contemporanea, Andy Warhol e Marcel Duchamp; e che prosegue confrontandosi con le “polarità archetipiche del modernismo”, l’astrazione e la rappresentazione. Meno prevedibili i tagli dei capitoli dedicati al rapporto fra Art & Time e fra Art & Spirituality.
Ma l’intero volume è un ottimo strumento di ricapitolazione da singoli e particolari punti di vista. Il passo successivo, per il lettore, consiste nello “scrivere” altre coppie di capitoli. Per arricchire quella “tappezzeria di storie” che, secondo l’autrice, è l’arte.

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marco enrico giacomelli

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 49. Te l’eri perso? Abbonati!


Eleanor Heartney – Art & Today
Phaidon, London-New York 2008
Pagg. 440, ill. col., testi in inglese, € 75
ISBN 9780714845142
Info: www.phaidon.com

[exibart]

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