Categorie: Libri ed editoria

libri_saggi | Breve storia dell’arte contemporanea | (pagine d’arte 2009)

di - 22 Marzo 2010

Nel mondo dell’editoria e del suo marketing ci sono fattori
che hanno una rilevanza notevole, ancor prima della qualità del contenuto del
libro o della rinomanza dell’autore. Una bella copertina, ad esempio. Un titolo
accattivante. Un sommario intrigante.
Prendiamo ad esempio questo libro svizzero. Ha un formato
verticale, che assomiglia a certi programmi di sala teatrali. La copertina è
priva di disegni o fotografie: un intenso azzurro e null’altro, a parte
autore-titolo-editore. Il primo e l’ultimo non diranno molto al lettore
italiano; il secondo lo farà invece riporre nel comparto mentale dei manuali: dove
altro potrebbe andare una Breve storia dell’arte?
Ma almeno un paio di curiosità sorgono. Nessuna riproduzione,
un carattere arioso che permette un’agile lettura, un numero di pagine che non
incute timore… Da dove comincerà a trattare il tema il nostro autore? Uno
sguardo al sommario. Primo capitolo: Le puntine di Picasso. Un buon claim, ma è probabile che s’inizierà con qualche aneddoto – ed è così – per
poi fare la storia dell’opera del grande spagnolo – e non è così. Perché Camille Saint-Jacques parla proprio
delle puntine di Picasso, dell’importanza di non cederle a Brassaï; insomma, di quanto sia importante lo strumento
nell’arte.

Il pregio del libro sta tutto qui: nell’affrontare la storia
dell’arte contemporanea in maniera laterale, a partire da episodi che paiono
irrilevanti, per farne emergere nodi fondamentali e spesso trascurati dalle
storie tradizionalmente composte. Avviene così anche nel capitolo seguente,
dove è la vicenda doganal-giudiziaria di Brancusi a introdurre e a costituire la traccia della discussione dell’eterna
diatriba su arte e tecnica.
Come oramai spesso capita, si tratta insomma d’un titolo
piacevolmente ingannevole. Poiché di storia qui se ne fa assai poca, se con
quel termine s’intende un racconto più o meno orientato di avvenimenti che riguardano un determinato ambito,
proposto in maniera sostanzialmente cronologica e sottomesso alla norma della
causa-effetto.
Quello di Saint-Jacques è un libro d’altro genere: è critica, critica storica se vogliamo. Dove l’“atto
di nascita dell’arte moderna
” coincide con
una lettera che Kandinsky invia a Franz Marc nel 1911 e che contiene i germi del Blaue Reiter. Un
secolo fa, quando “non è tanto l’astrattismo di Kandinsky a fare scandalo
quanto il suo comparativismo
”.
Ma è pure un libro di storia sociale dell’arte per come
affronta il discorso sulla preminenza dell’innovazione sulla
tradizione/esperienza. Ossia riflettendo su ciò che avveniva in Europa e negli
Stati Uniti negli anni ’40. Idem per quanto concerne la Pop Art e le differenze
fra la sua espressione inglese e quella americana.

Non manca una trattazione dell’enorme successo economico
dell’arte contemporanea. Con una chiarificazione che spesso latita nei volumi focalizzati
sul tema: “In arte come altrove, non c’è una realtà economica, al massimo un’interpretazione
economica della realtà
”. E che dire delle
pagine dedicate al Bauhaus? Cosa c’entra con l’arte? Moltissimo, e ancora una
volta l’autrice lo spiega con invidiabile sintesi e chiarezza.
Un’unica nota negativa, imputabile all’editor: perché mai
nella bibliografia commentata che chiude il libro son citate solo versione
francesi? Come se dell’opera di Benjamin non esistessero traduzioni italiane…

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Cavaliere Azzurro alla Fondazione Mazzotta

marco enrico giacomelli


Camille Saint-Jacques – Breve storia dell’arte
contemporanea
Pagine d’Arte, Tesserete 2009
Pagg. 150, 24 CHF
ISBN 9788886995726
Info: www.paginedarte.ch

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