Categorie: Libri ed editoria

libri_saggi | Estetica e filosofia dell’arte | (albo versorio 2006)

di - 28 Novembre 2006

Ad aprire le danze sulla musica dei volenterosi studenti universitari ci pensa Fabrizio Desideri, con un breve ma intenso contributo. La sua pars destruens nega l’identità tra estetica e filosofia dell’arte: dopotutto l’arte riguarda non solo l’estetica, ma anche la filosofia del fare umano (i filosofi dicono techne). Volendosi lasciare alle spalle l’ormai attempata definizione di estetica di Baumgarten, Desideri affronta il concetto di “estetico”: esso riguarda non solo la sensibilità, ma anche la comprensione. Quando ci poniamo di fronte a qualcosa, ad esempio un’opera d’arte, i due livelli fondamentali del modo di funzionare della nostra mente, quello emotivo e quello cognitivo, “risuonano insieme”. La nota che producono potremmo chiamarla pensiero estetico. Desideri cerca di mostrarci che l’estetica si dibatte tra creatività e conoscenza. Infatti, il significato degli oggetti dell’estetica è il risultato dell’azione congiunta, spesso conflittuale, della nostra libertà immaginativa e del vincolo percettivo. Dunque, come negare che si tratta di problemi più ampi rispetto a quelli del fare artistico e dei suoi prodotti?
Alla letteratura, e in particolare al romanzo, è dedicato il sostanzioso intervento di Sergio Givone, intitolato Perché raccontare?. Il discorso ruota attorno al rapporto tra linguaggio e mondo, nutrendosi di ampi riferimenti a Wittgenstein ma soffermandosi sul pensiero di Stanley Cavell. Si parte dall’idea che il mondo inteso nella sua forma più immediata, cioè vissuto in modo sensibile ancor prima che razionale (l’espressione utilizzata è “il mondo della vita”), ci si presenta principalmente attraverso le parole e i discorsi comuni, il cosiddetto linguaggio ordinario, e non certo mediante iniziatiche elucubrazioni accademiche. Quindi la parola scritta del romanzo, come figlia di questa immediatezza, è in grado di ricondurre la filosofia verso le questioni del vero mondo, verso le domande che le sono proprie: “Impertinenti domande da romanzo”, commenta Givone cristallino. Siamo così condotti oltre Wittgenstein e la sua contrapposizione tra mondo della razionalità e della vita: la scrittura artistica, dando voce a quest’ultimo, gli permette di sottrarsi al predominio del linguaggio meramente razionale, espressione dell’approccio riduttivo della scienza e della tecnica. A noi lettori il rischio di ritenere tale riflessione valida anche per altre forme di linguaggio artistico, oltre che per la scrittura.
Molto più generale è la riflessione proposta da Giampiero Moretti: qual è la mission dell’estetica? Anche se costituisce l’orizzonte della soggettività, tale disciplina tenta di sottrarre il mondo della sensibilità alla contingenza e alla relatività. Come? Individuando basi o principi del sensibile validi in modo universale e necessario. Perciò essa si presenta come emblematica della crisi della modernità: dove si può infatti trovare oggi questo qualcosa che salvi dallo “scivolamento” verso il relativismo? In una rinnovata, riflessione sulla sensibilità, ripensandola in relazione alle trasformazioni dell’essere umano, sostiene Moretti richiamandosi alla dimensione poetica di Novalis.
Se giunti al termine di questo denso testo non avrete trovato la risposta alle questioni iniziali, non rammaricatevene: (purtroppo?) la filosofia non conosce il punto a capo.

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antonio freddi


Alexander Di Bartolo e Filippo Forcignanò (a cura di) – Estetica e filosofia dell’arte. Un’identità difficile
Albo Versorio, Milano 2006
ISBN 88-89130-13-X
Pagg. 62 – € 9,90
Info: la scheda dell’editore


la rubrica libri è diretta da marco enrico giacomelli

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