“Il pensiero di Venezia –scrive Bertelli nell’introduzione– ha continuato ad affiorare anche quando studiavo cose che ne erano apparentemente lontane”. Venezia è il filo rosso che unisce gli otto saggi raccolti in questo testo; scritti tra il 1969 e il 2003, sono tutti accompagnati da un’appendice di aggiornamento. Ulteriore riprova –se mai ce ne fosse bisogno– della serietà di Skira e di Carlo Bertelli, che non si limitano a ripubblicare saggi già proposti; ne rinnovano, se occorre, le conclusioni e li integrano con gli studi più recenti.
I temi sono quelli sui quali il professor Bertelli –che di recente ha vinto il premio della Fondazione del Centenario della Banca Svizzera Italiana– ha costruito la sua fama di studioso: le vicende della storia dell’arte tra tardo Medioevo e Rinascimento maturo. Venezia è talvolta la protagonista diretta, talvolta solo un ricordo che ritorna in mezzo ad altri pensieri; ne emerge una città culturalmente ricchissima, ponte tra Occidente e Oriente, centro di una complessa rete di relazioni artistiche che attraversa l’Italia e il Mediterraneo.
Otto saggi per otto argomenti diversi. I vetri veneziani rinvenuti nella tomba di Clemente IV a Viterbo (forse il meno attuale e il meno interessante tra quelli proposti). Le considerazioni intorno alla “pittura di intenti politici” a Siena e Venezia si trasformano in un’affascinante lezione sul Vecchietta e sulla sua presenza in Lombardia a Castiglione Olona a fianco di Masolino. Un’originale lettura iconografica della Predica di San Marco ad Alessandria, il grande telero di Bellini custodito alla Pinacoteca di Brera. Maometto II e le medaglie realizzate per lui da artisti italiani inviati alla sua corte da città –Venezia tra queste- desiderose di intrattenere rapporti con il Sultano. La Madonna Litta attribuita a Leonardo della quale Bertelli scrive “i volumi compatti, le ombre dense […] la superficie levigata e compatta del volto lunare della Madonna Litta fanno pensare che si tratti, sì, di un’opera uscita dallo studio di Leonardo, ma eseguita dal […] grande Antonio Boltraffio” con la collaborazione di Marco D’Oggiono. Lorenzo Lotto a Roma, i rapporti con la pittura di Michelangelo e Raffaello, nonché una sorprendente analisi
La scrittura ha lo stile scorrevole di una conversazione nella quale gli argomenti s’intrecciano e si moltiplicano. Alla facilità di lettura si accompagna una ricchezza di contenuti che fa sì che ogni pagina meriti una lettura attenta. Parlando di Leonardo e Boltraffio, Bertelli afferma che “la collaborazione nello “studio” più che nella “bottega” di Leonardo non era delega ma comune ricerca di verità”. Nel saggio dedicato a Bellini a proposito della sua concezione dell’antico scrive: “Siamo all’opposto della concezione pessimistica di Mantegna per il quale l’antico è un tempo irripetibile. Per l’ottimista Gentile Bellini l’antico è il suo proprio presente. La sua è una visione di un’antichità affabile e attuale”. Un libro su cui meditare.
antonella bicci
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