È una vecchia querelle. Con fazioni agguerritissime e prese di posizione irriducibili. Da una parte gli scienziati duri e puri, “immacolati” nella limpida capacità di sintesi del loro pensiero, fiduciosi fino alla morte di poter ridurre la complessità del mondo nella certezza cristallina di una formula matematica. Dall’altro gli artisti “sporchi”, pronti a rimestare nei bassi fondi della creatività umana, a dare forma e linguaggio alle contraddizioni e agli impulsi dell’animo umano.
Ma davvero si tratta di universi conoscitivi e d’esperienza segmentati in compartimenti stagni? Esistono possibilità di dialogo e d’interazione fra i diversi sistemi del sapere? Non è forse vero che pittura, letteratura e musica prendono in prestito modelli matematici per dare una struttura ai propri linguaggi? E che dire delle intuizioni dei matematici? Non sono anch’esse espressione di creatività? Ha provato a dare risposta a queste domande Piergiorgio Odifreddi, professore di Logica all’Università di Torino e brillante editorialista per La Repubblica, invitato a partecipare, nella primavera del 2004, al ciclo delle Lezioni italiane promosse dalla Fondazione Sigma-Tau e dall’Università di Bologna.
Come da consuetudine, è la casa editrice Laterza a pubblicare oggi il contenuto di quegli interventi nella prestigiosa collana Lezioni italiane, ormai giunta al suo venticinquesimo titolo: un gustoso quanto imprevedibile attr
Il risultato di questo tutt’altro che improbabile match fra arte e scienza è tutto nel resoconto rutilante che l’autore consegna alle pagine del suo libro, alternando colte citazioni ad esempi tratti dai più diversi ambiti d’applicazione. Da Wittgenstein a Le Corbusier, da Euclide a Dalí, passando per Newton, Galileo e Keplero, il convincimento che “l’attività matematica moderna si può oggi paragonare a un gioco in cui si devono seguire correttamente regole che non hanno nulla a che vedere con la verità” dà la stura alla codificazione di una poetica, di un’estetica e di un’armonia “matematiche”, in cui linguaggio, pittura e musica non sono altro che gioco, astrazione e congiunzione di parti. Si pensi alla prospettiva rinascimentale, all’astrazione matematica di Kandinskij, alla ripetizione ossessiva di moduli geometrici della Op Art, ma anche ai tanti codici letterari, alle rigide maglie della metrica, ai crittogrammi, agli acrostici o, per la musica, ai canoni inversi. Insomma, gli esempi si sprecano. E non provate a dubitare. C’è sempre un’equazione matematica in agguato, pronta a irreggimentare l’espressione artistica in “regole che non hanno nulla a che vedere con la verità”. Come l’arte, appunto.
davide lacagnina
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