Categorie: Libri ed editoria

libri_saggi | Post-Punk | (isbn 2006)

di - 6 Luglio 2007

Sir Simon Reynolds è il baronetto del giornalismo musicale della Gran Bretagna. Non a caso, non immeritatamente. Perché scrive meglio di come mangia, e ha una cultura musicale –ed estetica– che i nostri scribacchini da salotto si sognano. Sarà perché in Inghilterra il giornalismo è ancora un mestiere; sarà perché lì la musica pop è un pilastro dell’industria nazionale e non un giochino da debosciati.
Fatto sta che è un piacere scoprire che in Italia la Isbn di Massimo Coppola e soci ha pubblicato Rip It Up, un librazzo che racconta un’epoca musicale e non solo: il dopo ’77, il post-punk, genere indefinito che ebbe il suo fulgore nel periodo tra il 1978 e il 1984. Il collaboratore di “Melody Maker”, “New York Times”, “Village Voice”, “Spin”, “The Guardian”, “Rolling Stone” racconta vita, morte e miracoli dei protagonisti di quella scena artistica: dopo il no future dei Sex Pistols esisteva ancora la possibilità di credere nel valore dell’arte in quanto arte. La musica non poteva cambiare il mondo? Poteva però cambiare le persone, e al contempo influenzare i linguaggi. Ecco l’onda nuova, la new-wave.
In 700 pagine si narrano gli accaduti di band come Cure, Joy Division, Depeche Mode, Bauhaus, New Order; ma si dice anche del pedofilo-sfruttatore anticipatore di mode e modi Malcom Mc Claren; del futuro che ebbe Johnny Rotten. Più in generale, delle volontà -o nolontà- di un manipolo di personaggi di superare-migliorare-rinnegare il punk. Mischiando il rock con l’elettronica, il pop con il reggae e la dance, le performance a base di penetrazioni ano-vaginali e clisteri al disimpegno, la rivolta politica al non-senso, il cinismo nazistoide al rumore. Pe r arrivare dove? Forse da nessuna parte. Parola d’ordine, rinnegare le forme, cavalcarle come un’onda, mutarle geneticamente. E perdersi. I profeti del “cambiamento costante” lasceranno in eredità un pop-rock arido, e per questo forse quasi nessuno oggi li celebra.
Ma succede un po’ come con la politica: che a vedere i brutti musi che girano, quasi si rimpiange il passato. Anche quello non vissuto. Nell’era del post-post-moderno si torna indietro: lente d’ingrandimento sugli ultimi alfieri del “lo faccio perché ci credo”. Videoclip e foto imbarazzanti rigurgitate da rotocalchi d’epoca, ma anche passione pura e idee a non finire. Si scopre, una volta di più, che Manson non ha inventato niente e che Mtv –incredibile a dirsi–si faceva condizionare da chi aveva idee, prima di condizionare chi di idee non ne ha. I riverberi del post punk durano ancora oggi: non sono forse gli U2, Bjork e altri ultraquarantenni brillanti a tenere in piedi il malmesso baraccone del pop-rock?
Reynold scrive con competenza, eleganza e facilità. Dimostra una consapevolezza moderna: raccontare una storia è occuparsi delle sue etiche-estetiche, con un libro di Hegel sottobraccio e un vecchio lp dei Public Image Ltd che gira sul “mangiadischi”. Consigliato nonostante il costo.

articoli correlati
Punk77. Happy dirt-day to you
L’omaggio a Professor Bad Trip

valerio venturi


Simon Reynolds – Post-Punk
Ediz. or.: Rip It Up and Start Again, Faber and Faber, London 2005
Traduzione di Michele Piumini
Isbn, Milano 2006
Pagg. 720, € 35
ISBN 8876380450
Info: La scheda dell’editore


la rubrica libri è diretta da marco enrico giacomelli

[exibart]

Visualizza commenti

  • E' un libro straordinario. Si legge come un romanzo, ma ci dice di più sulla situazione musicale, sociale e culturale di quel periodo di tanti documentari o testi di pseudo-opinionisti. Piacerà molto ai patiti della new-wave, ma non trascura assolutamente i versanti più nascosti e più avanguardisti dell'universo musicale anglosassone di quegli anni.

Articoli recenti

  • Progetti e iniziative

Allo Spazio SLAP di Milano c’è una mostra in cui si scompare nella luce

SLAP Spazio Lambrate Arti Performative ospita una mostra immersiva che, tra luci e suoni, invita a scomparire: le opere di…

15 Gennaio 2026 20:10
  • Attualità

In Iran chiudono anche le gallerie d’arte, tra proteste e blackout

Nel clima di repressione e incertezza che attraversa il Paese, numerosi spazi culturali scelgono di chiudere, tra timori per la…

15 Gennaio 2026 19:05
  • Mercato

Basquiat vs Klimt: una sfida fra titani nel mercato dell’arte degli ultimi 20 anni

Un esperimento comparativo tra Jean-Michel Basquiat, considerato il benchmark del contemporaneo, e Gustav Klimt, fresco di record da $ 236,4…

15 Gennaio 2026 18:49
  • Progetti e iniziative

L’arte contemporanea varca le soglie del carcere di Bologna: il progetto di Anila Rubiku

In occasione di ART CITY Bologna 2026, l’arte contemporanea attraversa le mura Casa Circondariale Rocco D’Amato, con il progetto di…

15 Gennaio 2026 18:01
  • Mostre

Le mostre da non perdere a gennaio in tutta Italia

L’appuntamento mensile dedicato alle mostre e ai progetti espositivi più interessanti di prossima apertura, in tutta Italia: ecco la nostra…

15 Gennaio 2026 17:40
  • Musei

Il New Museum di New York è pronto a riaprire, con spazi raddoppiati

L’ampliamento firmato da OMA raddoppia la superficie del New Museum di New York, che riaprirà nel marzo 2026 con una…

15 Gennaio 2026 14:12