Todi, 1975 – Matteo Boetti davanti alle Mappe, Roma ©Gianfranco Gorgoni
Sappiamo che Alighiero Boetti si recò per la prima volta in Afghanistan nel marzo del 1971. In quella Regione senza sbocco sul mare eppure lambita da infinite storie, attraversata da lingue e comunità, Boetti trovò l’idea, il concetto, la pratica, la compiuta realizzazione, la bellezza. La storia delle mappe intessute dalle donne afgane è nota, raccontata nei libri di storia dell’arte contemporanea e nei cataloghi delle mostre. Quelle opere finemente realizzate, coloratissime, portatrici di una manualità distaccata, intatta, sono esposte nei musei di tutto il mondo. Ma c’è un racconto personale, non conosciuto ancora e denso di suggestioni, che inizia così: «Quando abitavo a Kabul il mio passero da combattimento si chiamava Cipolla, e mi dicevo che da adulto sarei stato poeta e grande cavaliere». Queste le parole con le quali Matteo Boetti apre il suo terzo libro che, dedicato al padre Alighiero e ai suoi viaggi in Afghanistan, verrà presentato in anteprima sabato, 10 luglio, alle 18.30, presso la Galleria Tornabuoni Arte di Forte dei Marmi.
55 poesie, oltre a contributi di artisti che con Alighiero Boetti e Matteo hanno lavorato e collaborato, testi e citazioni di scrittori e compagni di viaggio, nonché una serie di fotografie, alcune delle quali inedite, raccontano il legame che ha unito l’autore al celebre padre, considerato uno dei più importanti artisti ed esponenti della storia dell’arte italiana contemporanea. Le pagine ritornano al 1977, quando l’autore, nato a Torino nel luglio del 1969, intraprese con il padre un lungo viaggio in Afghanistan. La narrazione segue i ricordi del bambino, intrecciati ai lavori dell’adulto che, in quegli anni, iniziò la sua produzione più prolifica della serie delle Mappe. Un viaggio sul filo della poesia che, come Matteo Boetti raccontava in una lettera indirizzata alla madre Annemarie Sauzeau scritta proprio in occasione di quel viaggio, lo portò a conoscere un mondo lontano, che sarebbe rimasto per sempre con lui.
Il libro, oltre ad essere il suo omaggio alla figura di Alighiero Boetti, è anche un ritratto inedito e intimo, di uno dei più carismatici protagonisti dell’arte italiana. «Questo libro è per A e B, mio padre, per Boetti che lavorava e per Alighiero che faceva casini, genitore illuminante e tenebroso, stimolante e faticoso, folgorante e devastante, generoso ma inespugnabile, guru del concettuale, vate del pensiero, sacerdote del tempo, sciamano dei numeri, showman di enigmi, poeta senza sforzo, gemello di sé stesso», così conclude l’autore la sua prefazione.
Matteo Boetti, NOMI KAWUKI ASMO’ PIAOS BUT, Edizioni CollAge – Collection Storage in collaborazione con Essegi Edizioni, Ravenna
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