Categorie: Libri ed editoria

Possibilità del margine: la ricerca di Alessandro Biggio in un nuovo volume

di - 6 Febbraio 2024

Il volume monografico dedicato all’artista sardo Alessandro Biggio (Cagliari, 1974), edito da Distanz, ci porta all’interno della sua ricerca negli ultimi dieci anni, tra il 2013 e il 2023. Il volume è un tassello che si collega alle tante attività della Fondazione di Sardegna per la promozione di una riflessione approfondita tra arte, luoghi e paesaggi, con un focus specifico sull’arte contemporanea e la regione a cui essa si rivolge.

Il libro ci appare come un caleidoscopio attraverso cui guardare una pratica artistica localizzata e radicata su di un’isola, formatasi ‹‹Quando una nube di cenere vulcanica ha toccato il mare››, così come la descrive l’artista. Cinque visioni specifiche attraversano questo percorso, sottolineando quanto l’insularità sia letta da Alessandro Biggio come possibilità e apertura su più fronti.

Alessandro Biggio, ph. Barbara Pau

A cavallo e in bilico tra tenuta e disfacimento, la sua pratica artistica viene attraversata e fermata al presente mediante una ricca documentazione fotografica delle opere, la prefazione di Giacomo Spissu, presidente della Fondazione Sardegna, tre saggi inediti di Lorenzo Giusti, Marta Papini e David Komary e un poetico corollario di Heike Eipeldauer. Quattro contributi testuali di grande valore ma in primissimo luogo una serie di evocative fotografie di Michael Höpfner, realizzate nel 2022 nei luoghi in cui vive e lavora l’artista sardo, a Calasetta e Cagliari.

È da questi paesaggi naturali e artificiali, dalla loro conformazione mutevole, che Alessando Biggio assorbe la polvere e la cenere, centrali nella sua poetica. Spontaneo habitat di Biggio, l’isola pone le condizioni creative dell’artista, in continuo movimento tra diverse polarità: globale e locale, indipendenza e controllo, ordine e caos, naturale e artificiale.

Alessandro Biggio, Photos Distanz Verlag

Vicinanza e distanza sono dualità evidenziate da Lorenzo Giusti nel suo saggio, una stimolante panoramica attraverso il percorso artistico e di vita dell’artista sardo, a partire dal loro primo incontro.

L’abbandono di Biggio alle incognite trasformative della materia e della natura è sottolineato nel saggio di Marta Papini, Senza rete di protezione. Ogni opera inizia con un esperimento di cui l’artista non conosce il risultato finale: realizzare sculture di sola cenere e acqua (come nelle serie Sénne, 2018-in corso e Coni di Cenere, 2010-in corso), lasciando campo all’aria e all’umidità di agire e scegliere la riuscita oppure il disfacimento della forma data, ancor di più far manipolare il poliuretano espanso dall’acqua, rendendolo soggetto a imprevedibili fluttuazioni (Schiume, 2021).

Schiume, 2021, courtesy Alessandro Biggio
Alessandro Biggio, Schiume, Photo Andrea Mignogna

L’autrice evidenzia il termine tentativo come fil rouge della pratica processuale dell’artista sardo, partendo dal presupposto che vede nel processo di creazione artistica una dimensione in cui il fallimento non può avere accezione negativa ma ne è parte intrinseca, indagando i temi della perdita di controllo e della negazione dell’autorialità. Per Papini, l’insensato e l’illogico stanno precisamente in questa ricerca, nelle sue sfide alla fisica, senza pretesa di vincita e sopraffazione. Una processualità che ha una regola ma si regge sul caso. Impronte e orme di una manipolazione spontanea che nella loro forma ricordano fossili e spine dorsali, ma nella loro materialità anche il cemento.

David Komary parla di ‹‹Segni e tracciati della temporalità››, approfondendo la centralità, in tutta la produzione dell’artista, del ‹‹Passaggio da uno stato di aggregazione (…) a un altro››. La transitorietà risiede anche nell’origine della materia eletta dall’artista (cenere, polvere, argilla) ma emerge con delicatezza quando Biggio modella un ritratto, lo lascia sciogliere in acqua per qualche ora e poi ne spande il liquido su di una tela informe e sagomata. Appesa al muro assumerà, per l’ennesima volta, un nuovo stato e una nuova forma aleatoria, mai definitiva (Studio per un ritratto, 2014-in corso).

Alessandro Biggio, Photos Distanz Verlag

Lorenzo Giusti individua una ‹‹Essenza performativa›› affidata esclusivamente alla materia, nel suo comporsi e scomporsi secondo natura, in una pratica che non si avvale di supporti documentativi altri, sfuggendo da una dimensione temporale lineare, scandita in fasi, per entrare in una dimensione concreta e fisica. Queste ‹‹Alchimie imperfette›› e incontrollabili sono, per Lorenzo Giusti, forme visibili di un ciclo di vita e rigenerazione ininterrotto di cui l’artista si sente parte ed espressione, nel quotidiano e serio gioco di fondersi con gli elementi del vivente.

Heike Eipeldauer propone, in chiusura, un poetico approccio terminologico nato dalle conversazioni avute con l’artista nei mesi di marzo e aprile 2023, ricco di rimandi e assonanze alla letteratura, alla filosofia e alle scienze, umane e non, un utilissimo glossario che apre a ulteriori esplorazioni profonde.

I contributi critici sono quindi, nel volume, accompagnati da una limpida ed esaustiva documentazione fotografica delle opere ma anche dalle immagini in bianco e nero scattate dall’artista sardo: ci fanno entrare nel suo modo di guardare alla terra e agli elementi che compongono un vocabolario visivo, articolato partendo da un giardino di famiglia in cui raccogliere le ceneri degli alberi prima che siano portate altrove.

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