Categorie: Libri ed editoria

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di - 13 Marzo 2017
Quando ero piccola e andavo a trovare mia nonna sull’Appennino Tosco-Emiliano, a Collegnago in provincia di Massa Carrara, il silenzio e la vastità della natura di quella vallata che si gettava sotto di me mi ha sempre affascinato, di una fascinazione primordiale. Li avevo la sensazione di trovare l’origine, la mia forse, ma anche quella di un sentimento molto più ancestrale. Poi dalla strada che va al Passo del Cerreto giravamo per una stradicciola che si diramava stretta e zigzagante fino alla piazza del paese.
A qualunque ora arrivassimo, seduti – alcuni su sedie portate direttamente da casa altri sulle panchine di pietra – ci davano il benvenuto i “personaggi” di quel paese. Vecchie anime ricche di storia e di respiri. Ogni viso un racconto, ogni mano un passato che meritava essere raccontato. E loro ci guardavano, o meglio, scrutavano lo “straniero” che sembrava chiedere il permesso di entrare a quelle colonne di granito.
Il paese con il tempo si è man mano desertificato e ora quando torno alla casa sull’Appennino in quella piazza ad attenderci sono rimaste unicamente tracce e storie da tramandare.

Where does the white go di Piergiorgio Casotti parla di quelle storie, racconti che accomunano un territorio – quello appenninico e nello specifico quello del versante emiliano – cospargendolo del sapore della leggenda.
Ciò che inquadra Casotti è un panorama molto vario, dalle forme eterogenee: ritratti, dettagli, una montagna che appare allo stesso tempo rude e famigliare, case di paesi che perdono la loro vita interiore per sembrare dei monoliti, come gli anziani che mi attendevano nella piazza quando andavo a trovare mia nonna. È un omaggio a qualcosa che perde le proprie fattezze per amalgamarsi con l’aria e i ricordi. C’è una consistente traccia fantasmatica in questo lavoro di Piergiorgio Casotti che unisce tutto, che si rende motore di una narrazione poetica e delicata, che rende visibile – oltre a ciò che inquadra – soprattutto ciò che non è concesso vedere. I volti, le case, le montagne si rendono contenitori di un sussurro costante, di un velo leggero e nostalgico che fa da collante a “Where does the white go”.

Il lavoro di Piergiorgio Casotti ha un suo particolare ritmo, un suo specifico equilibrio interiore che calibra sapientemente l’evanescenza di un sentimento all’immutabilità di un marchio a fuoco sulla roccia. Guardando il libro nella sua interezza si ha la sensazione che qualcosa sparisca progressivamente, pagina dopo pagina, ma allo stesso tempo che ne rimanga indelebile la sua traccia, il suo ricordo.
Si può fotografare una sensazione? Una sensazione persistente di quello che si appresta a diventare ricordo e nostalgia? Piergiorgio Casotti pare proprio esserci riuscito.
Where does the white go
Autore: Piergiorgio Casotti
Self published
Anno di pubblicazione: 2016
112 pagine
37€

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