Dino Morra, 50 - La vita di Prospero Ritondale nella disperata ricerca di Lei, Guida Editori
Mentre l’estate si avvicina alla sua conclusione, continuano ad arrivare spunti da leggere, osservare, assaporare. Tra questi, 50 – La vita di Prospero Ritondale nella disperata ricerca di Lei edito da Guida Editori offre l’opportunità per una lettura tanto poetica e appassionante quanto tetra e disturbante.
Opera prima del gallerista Dino Morra, il romanzo intreccia autobiografia e amore per l’arte con una narrazione fatta di ossessioni, crimini e un’angoscia costante che traspare da ogni pagina. Il protagonista, Prospero Radicale, vive in modo assoluto: ogni gesto, ogni relazione, ogni scelta scaturisce da una passione che non ammette compromessi. L’arte, la famiglia, il figlio: tutto è vissuto visceralmente, con una dedizione che trascina sempre oltre il limite del possibile.
Questa passione, però, non è mai soltanto idillio. Al contrario, rivela la sua dimensione perturbante, l’altra faccia di un desiderio che può trasformarsi in ossessione distruttiva. Prospero è infatti consumato da un rapporto totalizzante e disturbato con le donne: in esse cerca consolazione, riscatto e soprattutto un rifugio dalle ferite dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma proprio in questo legame, idealizzato e deformato, si annida la possibilità della caduta: la donna, per lui, non è solo presenza salvifica ma anche abisso, capace di concedere tutto e allo stesso tempo di annientare.
È questa enfasi assoluta che lo spinge, ripetutamente, verso il gesto più irreparabile: il femminicidio. I suoi delitti, violenti e improvvisi, scaturiscono da parole minime, da dettagli insignificanti che nella sua mente assumono un peso insostenibile.
Nella sua visione distorta, questi suoi crimini efferati assumono la forma di un rituale, quasi di una performance. Morra costruisce così un personaggio per cui la violenza diventa un linguaggio estetico, un modo di comunicare l’angoscia di un’esistenza che non riesce ad articolarsi altrimenti. Nei tagli di Lucio Fontana Prospero ritrova il gesto da incidere sulla pelle della vittima; e poi ancora trova ispirazione nelle installazioni di Rebecca Horn, nei corpi esposti di Lucian Freud o nelle deformazioni allucinate di Francis Bacon, egli intravede lo specchio del proprio tormento. L’arte, in questo senso, diventa complice e al tempo stesso testimonianza della sua deriva.
Il romanzo non si presenta, dunque, come un thriller tradizionale. Non c’è suspense nel senso classico del termine, ma piuttosto l’implacabile discesa nella psiche di un uomo fragile e malato, che Morra ci mostra come monito: un tentativo di far emergere, attraverso la letteratura, la necessità di riconoscere i segnali della violenza prima che si traducano in realtà. La vita di Prospero Ritondale non racconta soltanto la vicenda di un singolo, ma riflette un dramma collettivo, inscrivendo nella narrativa quella che è oggi una delle questioni più urgenti e dolorose della società contemporanea.
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