Sembra di entrare nella scenografia de Il sogno di Strindberg, magari proprio nella versione messa in scena, in pieno surrealismo, dai componenti de l’Atelier di Charles Dullin.E invece ci troviamo al nuovo museo di arte contemporanea Il Conventino a Monteciccardo, diretto da Roberta Ridolfi, che ospita come prima mostra temporanea, una personale dello scultore pesarese Davide Dall’Osso.
Attraverso gli spazi austeri delle sale aperte sul chiostro cinquecentesco dell’ex convento dei Servi di Maria, dove sono allestite cinquanta delle cento opere della collezione Border Line, eseguite fra gli altri da Eliseo Mattiacci, Cristian Càssar, Gabriele Gironi, Hiri Beranek, Nagasawa e Mheler, si raggiungono le sale del primo piano destinate ad ospitare esposizioni temporanee. Improvvisamente ci troviamo attorniati da una moltitudine di creature celestiali, imprigionate nella materia e cristalizzate nell’atto stesso di volersene liberare.
La suggestione dell’ambiente, il deliberato intento degli allestimenti e il tema dominante d’angeli e ali, innescano spontanei collegamenti all’influenza dell’arte cristiana. La tendenza alla rappresentazione di geni o creature sovrannaturali e figure oniriche, supera la resurrezione mitologica di un primordiale sentimento religioso, materializzandosi in intricati conflitti che percorrono i raffinati intrecci metallici delle opere.
Mani innalzate, in un abile flettersi di filo di rame ricoperto da scarlatte cristallizzazioni, rivolte verso il cielo, disposte all’ascolto in attesa implorante, pronte ad accogliere i nostri pensieri. Un suggerimento dell’artista che tramite la contemplazione di mani ci apre un percorso privilegiato per accedere a esperienze visionarie di mondi ultraterreni che, si intuisce, riguardano un nostro comune destino.
Le maschere di Dall’Osso hanno occhi per guardare e strappate ai corpi ai quali sono appartenuti, non possono essere indossate per trasferire le magiche proprietà degli esseri che rappresentano.
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