L’arte contemporanea come un raffreddore, una febbre, un virus. Una prospettiva inquietante, un valore decisamente negativo, almeno al primo impatto, ma senza dubbio efficace. Un effetto immediato che non perdona, quello del contagio, ma allo stesso tempo, come suggerisce Luigi Maria Perotti, direttore artistico della Biennale, “uno degli strumenti di comunicazione più forti della contemporaneità”. Qualcosa dunque che l’espressione artistica oggi non può lasciarsi sfuggire. E una lezione che gli artisti presentati sembrano aver ben compreso. Come Primož Bizjak (Sempeter, Slovenia 1976), che fotografa un cimitero a perdita d’occhio, dimostrando che anche la guerra è un contagio micidiale, e che solo l’arte può diffondere come un’epidemia la repulsione per questi avvenimenti. E virale è anche l’idea di distruzione di Rocco Dubbini (Ancona 1969, vive a Roma), che nei suoi modellini di auto esplosi mostra come il rinnovamento possa nascere anche dalla devastazione. Il contagio della violenza, dell’abuso di potere, della pulizia etnica e tuttavia la capacità della vita di rinnovarsi. Anche là dove sembra impossibile la sopravvivenza, seppure di un solo batterio. Come nell’opera di Anton Roca (Reus, Spagna 1960), dove un uomo argentato, un nuovo tipo d’uomo -più civile, si spera- emerge da un fondo salino.
Anche l’inquinamento è visto come contagio, perché la Natura è un unico luogo, e insieme un luogo unico. “La natura è un lusso”, per dirla con gli artisti di Luxury Garbage. Così come il mare è un lusso, un lusso che dobbiamo permetterci, preservandolo come una cosa preziosa, inestimabile.
La mostra è divisa in due sezioni, Raid, curata da Antonio Arévalo, e Aviaria curata da Cristiano Seganfreddo, cui si è aggiunta (a sorpresa) una terza, Louse, curata dallo stesso Perotti.
Le opere sono distribuite sui due piani della Palazzina Azzurra a voler occupare ogni minimo spazio del corpo architettonico, proprio come un virus costretto a diffondersi per la propria stessa sopravvivenza. E non si ferma lì, dato che la mostra si spande fino ad occupare anche altri luoghi della città. La diffusione tocca le spiagge, i mercati, il lungomare, infiltrandosi nelle cabine telefoniche, ristagnando sui marciapiedi, invadendo i monumenti antichi. Come i Guardian Angels dei Sure Creative Labs, che vegliano con scrupolo dai più impensati angoli di San Benedetto, geometrici e premurosi. Quasi a rassicurarci che sì, il contagio è in atto, violento ed irrefrenabile, ma siamo protetti, e la contaminazione ha una valenza salvifica.
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ma quale sezione aviaria non si e' visto nulla del fuori biennale adriatico! ma che inutile fuoribiennale.
Non sapevo di questa mostra ed ero in ferie li, ma l'avete pubblicizzata? Si Exibart l'ho letto solo ora.
seganfreddo hai toppato!
Arevalo è stato superlativo assoluto,segafredo zanetti cambia mestiere,ha invitato una matta di raccomandati ad iniziare dallo sure cretin lab,ma per cortesia il mio cane avrebbe fatto meglio!