Art Defender. Photo Credit: Saverio Femia
Con l’augurio che questa nota possa essere utile nella valutazione del momento che sta attraversando il settore Cultura in Italia, mi permetto di riprendere alcune considerazioni, fatte a caldo dopo il ritiro dell’emendamento sulla revisione dell’IVA agli acquisti, presentato dal Governo stesso, all’interno del DDL Cultura, appena licenziato dalle Camere.
Lo choc provocato da questa repentina ed inaspettata decisione, assunta nelle Sedi competenti, è stato veramente grave e pieno di possibili conseguenze. Non voglio confutare le argomentazioni assunte dal Legislatore, per giustificare il diniego di una misura chiave per la ripresa del mercato dell’arte nel nostro Paese, dove ora tutte le parti in causa sperano di ricevere dal MIC e dal MEF una nuova attenzione politica, improvvisamente venuta meno, non tanto per la decisione presa, quanto per la portata della stessa, perché per mesi è stato assunto un atteggiamento favorevole, per poi negarlo all’atto pratico.
Sarebbe facile cadere nella trappola della sterile contrapposizione di utilità sociale di una misura presa a favore di un settore ritenuto di appannaggio di pochi fortunati, contro altre che incidono nella vita di tutti i giorni delle persone, ma vorrei sottolineare quanto grave sia la disconoscenza di un settore economico così importante come quello legato alla Cultura, in un momento dove a livello Europeo si sta procedendo in modo diametralmente opposto, tagliando fuori l’Italia da ogni possibile concorrenza.
Oltre 50.000 persone, Galleristi, Antiquari, Numismatici, Librai, Fiere di Settore, aziende di Logistica, piccole imprese, tecnici, conservatori, studiosi, restauratori, editori, case d’asta, vivono esercitando ogni giorno la loro competenza professionale nel perimetro del settore Culturale e la decisione assunta ne decreta la loro uscita di scena con all’orizzonte una rapida fine. Perché questa volontà così penalizzante, chi se ne avvantaggia? …Nessuno!
A questa domanda, in effetti ci si è affrettati a rispondere e vediamo ampie dichiarazioni della stessa classe politica che ha prodotto questo tsunami, nell’ottica di riprendere a breve il dialogo e confermare non solo la decisione sull’IVA, ma anche di assumere varie altre misure di sostegno per i nostri Operatori.
Da un punto di vista meramente tattico, è stato un autogol clamoroso, ci si attende una reazione forte e concreta per ribaltare il “risultato”, ma come in tutte le partite c’è un tempo da rispettare, altrimenti rimane una sconfitta senza precedenti.
Alvise di Canossa
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