Categorie: Mercato

Burri, Fontana, Castellani: a Londra vanno all’asta i maestri del dopoguerra italiano

di - 26 Febbraio 2025

A Mougins, a pochi kilometri da Cannes, c’era ogni sorta di manufatto antico e contemporaneo. Una sfilza di sarcofagi, di armi e di armature, esemplari iconici dell’arte del Novecento, dalla Venere di Warhol ai cavalli di De Chirico. Li aveva collezionati nel corso degli anni il finanziere britannico Christian Levett – che poi aveva deciso di creare il Musée d’Art Classique de Mougins (MACM), nel cuore della Costa Azzurra, e di esporli tutti lì. Leggi: opere private, ma destinate alla pubblica fruizione. Leggi ancora: filantropia contemporanea. Nel 2023, poi, la svolta: Levett affidava a Christie’s la vendita all’asta dell’intero tesoro, per favorire il ricambio della collezione museale e la creazione di un nuovo spazio, più settoriale, il Female Artists of Mougins Museum (FAMM). Via la testa recisa di Medusa di Damien Hirst per £ 567.000, via l’elmo Guttmann Mouse per $ 1,2 milioni, via il bronzo greco a mo’ di leone, del periodo ellenistico, per $ 327.600. Adesso un altro annuncio ravvicinato che riguarda Levett, stavolta dalla controparte Sotheby’s (nulla a che vedere con la cittadina di Mougins, né con armi e armature): il prossimo 5 marzo, ben 15 lotti appartenuti al collezionista inglese passeranno sotto il martello durante la Contemporary Day Sale di Londra. Una sfilata di maestri del dopoguerra italiano, da Lucio Fontana a Enrico Castellani, per un valore stimato fino a £ 3,3 milioni.

La storia è questa: dopo aver trascorso gran parte della sua vita tra Londra e Parigi, Levett si trasferisce a Firenze e qui approfondisce il suo legame con l’arte nostrana. Anzi, fa di più, inizia ad assemblare una collezione interamente incentrata sui grandi nomi del dopoguerra italiano, li vuole tutti, quasi a tracciare minuziosamente la tensione sperimentale di quegli anni, tra spazio, materia, ridefinizione delle gerarchie tra tela e pittura. E quindi: acquista una Superficie rossa di Enrico Castellani, anno 1963, una tela cremisi estroflessa presente anche nel manifesto della mostra ZERO: Countdown to Tomorrow, 1950s-60s, allestita nel 2015 dal Guggenheim Museum. Iconica, fiammante. E precisamente analoga, per formato e cromia, a due lavori conservati nella collezione permanente della Fondazione Prada a Milano (a proposito di qualità museale). Stima: £ 350,000-450,000.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, £ 400,000-600,000. Courtesy of Sotheby’s

Non può mancare Fontana, il maestro dello Spazialismo, tra i pezzi forti della collezione made in Italy. Ed ecco Concetto Spaziale, anno 1961: un foro e un taglio solitari che irrompono nella distesa cromatica rosso vivido, circondati da tracce irrequiete, come spasmi febbrili. «Io buco, passa l’infinito da qui». Stima £ 400.000-600.000. Presente all’appello anche Alberto Burri, con Bianco CN4 del 1966 – un’altra ferita, un’altra distruzione attuata per disvelare, stavolta in plastica e fuoco. Appare anche sulla copertina della monografia Alberto Burri (Milano, 1971) di Maurizio Calvesi, vale a dire uno degli studi più completi sull’artista, e si accosta per stile e anni a varie opere custodite nelle maggiori collezioni museali internazionali, tra cui Bianco B, al Solomon R. Guggenheim Museum di New York.

Alberto Burri, Bianco CN4, £ 400,000-600,000. Courtesy of Sotheby’s

«Collezionare, per me, non significa solo acquisire oggetti, ma anche forgiare un dialogo tra passato e presente, intuizione e cultura», spiega Levett. «È una ricerca guidata dalla curiosità, un viaggio in continua evoluzione che plasma il mio sguardo sul mondo e, a sua volta, come spero di condividerlo con gli altri». Quindi, uno dopo l’altro: passano un Achrome di Piero Manzoni del 1962 (£ 50.000-70.000), 3 ovali rossi di Turi Simeti (£ 15.000-20.000), un cavallo di Marino Marini (£ 200.000-300.000) al vaglio del martello di Sotheby’s, poi ancora Agostino Bonalumi, Salvatore Scarpitta, Pietro Consagra, Mimmo Rotella, Giacomo Manzù. Importante Intersuperficie Curva, Bianca di Paolo Scheggi, l’artista lo realizzò tra il 1967 e il 1968, ai tempi della partecipazione alla Biennale di Venezia («rappresenta uno dei vertici della sua carriera», sottolineano dalla maison). Un’analisi poetica delle dinamiche cromatico-spaziali, un bianco che è ritmico, rigoroso, assoluto. Perenne, sacro. Stima £ 300.000-500.000. «Ogni pezzo che colleziono porta con sé una storia, un frammento di memoria e una visione del futuro». L’appuntamento è a Londra, in New Bond Street, con i grandi nomi del dopoguerra italiano.

Turi Simeti, 3 ovali rossi. Courtesy of Sotheby’s
Marino Marini, Cavallo (Horse). Courtesy of Sotheby’s

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