Lisa Brice, After Embah (detail). 2018
Tra i lotti che più significativi delle recenti aste internazionali si distingue After Embah di Lisa Brice. Passata da Sotheby’s lo scorso marzo, l’opera è stata aggiudicata per £ 5,4 milioni, segnando un nuovo record per l’artista sudafricana. Un risultato che non sorprende del tutto, considerando l’attenzione crescente che Brice riceve da musei e collezionisti (le sue opere fanno già parte delle collezioni della Tate e del Centre Pompidou), ma che conferma il ruolo centrale della sua pittura figurativa nel ripensare la rappresentazione del corpo e dello sguardo.
Realizzata nel 2018, After Embah è molto più di un omaggio a Emheyo Bahabba, artista, poeta e musicista trinidadiano, conosciuto dalla sua famiglia e dai suoi amici come Embah (la parola indonesiana per nonno), nonchè figura di riferimento nella scena culturale caraibica. After Embah è un’opera che affonda le radici in una riflessione sull’arte diasporica, sulla memoria post-coloniale e sulla possibilità di sottrarre il corpo femminile alla narrazione patriarcale. Le figure di Brice, sempre sospese tra presenza e introspezione, si muovono in uno spazio scenografico e intimo al tempo stesso, in cui la quotidianità diventa gesto politico.
Per quest’opera Brice si è ispirata alle conversazioni avute con Embah in un bar di fronte ai loro studi a Port of Spain, nell’isola caraibica. Brice inverte la dinamica di potere tipicamente presente nei nudi storici: i corpi riabilitati non sono più passivi allo sguardo dello spettatore, le sue donne godono visibilmente del proprio potere e del proprio libero arbitrio, ergendosi come vere protagoniste.
Ma la forza di After Embah risiede anche nella sua stratificazione di riferimenti. La composizione evolve da due grandi disegni del 2017 (Midday Drinking Den e After Embah I e II) ed è costruita come un teatro simbolico che fonde alta cultura e immaginario pop. La figura centrale, in piedi, fiera e auto-consapevole, riecheggia la posa provocatoria di Nicki Minaj nel celebre video Anaconda, diventando emblema di riappropriazione della propria sessualità. Accanto a lei, un altro soggetto, seduto stavolta, evoca l’atmosfera malinconica di Plum Brandy di Manet, mentre un gatto inarcato richiama l’Olympia dello stesso autore. L’ambiente è costellato di oggetti-simbolo: una bottiglia trasparente, un cappello da cowboy, un’insegna al neon che recita “No Bare Back”, tra dress code tropicale e allusione sessuale, che la protagonista sovverte con la propria sola presenza. Un piccolo rotolo di carta porta inciso il messaggio “Invade your own privacy”: un consiglio ricevuto proprio da Embah, e qui trasformato in mantra visivo.
Brice mette in scena donne che non chiedono il permesso di esistere. Le sue protagoniste sono distanti, assorte, concentrate su sé stesse, completamente emancipate dallo sguardo esterno. Ballano, bevono, si riflettono, si ignorano a vicenda, e ignorano anche noi. Si muovono in uno spazio-tempo ambiguo, che ricorda la notte, il sogno, la memoria. La pittura è corposa, vibrante, piena di tensione, eppure intima. Le atmosfere sono sensuali ma mai oggettivanti.
After Embah è un’opera che si muove tra molti registri, dalla citazione pittorica colta alla cultura visuale contemporanea, non si limita a riferirsi al passato, ma lo reinterpreta e lo ribalta. Non cita, ma riscrive. Il record d’asta non è solo una notizia di mercato. È il segno di una sensibilità che si sta affermando con forza, Brice non dipinge solo corpi, ma genealogie alternative, presenze che sfidano l’idea stessa di chi ha il diritto di essere visto e come.
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