Pedro Cera, Frieze London 2024. Photo by Linda Nylind. Courtesy of Frieze and Linda Nylind
Una nuova sezione tematica guidata da Pablo José Ramírez (curatore dell’Hammer Museum di Los Angeles), interamente dedicata alla ceramica. Ecco la new entry di Frieze London 2024, con opere che esplorano storie indigene e di diaspore, i loro autori sono influenzati dalle tradizioni precoloniali e trasformano la ceramica in una delle forme estetiche più impattanti nell’arte contemporanea. «Smoke», spiega il curatore Ramírez, «omaggia El Animal Humo (l’animale di fumo), la storia di Humberto Ak’abal che narra di un’enigmatica creatura che emerge dal suolo come manifestazione sublime e inquietante della natura». E spiega: «Gli artisti qui esplorano la contro-archeologia, il continuum dell’ascendenza e i modi in cui i materiali testimoniano i movimenti diasporici».
Qualche nome? Ci sono i lavori di Ayla Tavares (classe 1990) nella sezione Smoke, a presentarla sono, insieme, la Hatch Gallery e la Galeria Athena. «Le opere delle importanti serie Sonantes e Materia Materia», spiegano dalla fiera, «emergono da un singolo piedistallo a forma di spirale, guidando lo spettatore verso un luogo di unità». Mentre Lucía Pizzani (classe 1975) è rappresentata da Cecilia Brunson Projects, a Frieze espone talismani e guardiani in ceramica che custodiscono storie di migrazione: di piante, di pratiche culturali, dello stesso trasferimento dell’artista dal Venezuela a Londra. «I suoi Flora Totem sono realizzati con argille inglesi impresse con piante come mais ed eucalipto», una commistione elegante in argilla tra origini e vita nuova.
Manuel Chavajay (1982), per Galeria Pedro Cera, espone una serie di nuovi vasi in ceramica e dipinti che esplorano l’eredità indigena dell’artista, combinando pratiche tradizionali con materiali post-industriali. Il significato? Un’unione figurata tra la saggezza ancestrale e la memoria culturale del popolo Maya Tz’utujil, colpiti da ondate di turismo di massa e inquinamento moderno. E chiude il cerchio Adán Vallecillo (1977), il suo progetto a lungo termine Bonanzas efímeras interseca pittura, sociologia, danza e ceramica. «Vallecillo crea motivi astratti da toppe di tela riutilizzate e dipinte a mano, tracciando la distruzione della terra e la composizione naturale del suolo causata dalle attività minerarie e dai loro rifiuti inquinanti. Mette in discussione sia le relazioni ancestrali che quelle contemporanee con la terra, e mette in luce i processi in continua evoluzione di colonizzazione e sfruttamento nel Sud del mondo». C’è ancora tutto il weekend per scoprire la fiera dal vivo.
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