Categorie: Mercato

Gallerist Bologna. | GALLLERIAPIÙ |

di - 31 Gennaio 2019
GALLLERIAPIÙ è una realtà poliedrica per l’arte contemporanea con un focus sulla ricerca e la sperimentazione artistica.
Nata da un’idea di Veronica Veronesi nel 2010, GALLLERIAPIÙ opera come galleria commerciale dal 2013 nel distretto culturale della Manifattura delle Arti a Bologna in Italia. Strategicamente collocata nel distretto MDA, vicina ad altre interessanti gallerie e spazi no profit attivi nel quartiere che, grazie anche al lavoro del MAMbo, stanno definendo la scena del contemporaneo in città. Ecco le parole della direttrice.
Qual è il principio che guida le vostre scelte?
«Ci dedichiamo a presentare sulla scena nazionale e non quello che definiamo come estetica con conseguenze – ovvero, pratiche artistiche perturbanti che analizzano aspetti essenziali per un’indagine critica della società attuale e futura. Oltre al programma espositivo presentiamo e ospitiamo regolarmente progetti e produzioni trasversali di stampo performativo, relazionale, partecipativo. A partire da una ricerca nel campo del live act e del suono la galleria si è concentrata in particolare sulla realizzazione di opere dal vivo (performance, ambienti, concerti, live media, con date uniche, produzioni e anteprime) presentate sia da personalità di spicco della scena contemporanea che da nuove realtà indipendenti. Questa ricerca si sviluppa in parallelo alla collaborazione con la web radio OC!WR, una piattaforma on line di musica eclettica e sperimentale selezionata con cura, ospitata stabilmente nel basement della galleria».
Che tipo di mercato offre Bologna per una galleria che guarda alle sperimentazioni del contemporaneo?
«Aprire uno spazio d’arte, una galleria è soprattutto una questione di necessità: la mia e quella di GALLLERIAPIÙ è generare dubbi, riflessioni, domande seguendo una linea che spesso va contro i miei stessi interessi.  Nel corso degli anni (5) siamo riusciti a fidelizzare alcuni collezionisti della città che hanno avuto voglia di mettersi in gioco come lo stiamo facendo noi, e sotto un certo punto di vista stanno crescendo insieme a noi. Creare fiducia culturale è la chiave per ritagliarsi un posto nel mercato a Bologna come in tutto il paese, potenzialmente tutte le persone che frequentano la galleria potrebbero essere o diventare clienti ma è un processo molto lungo  soprattutto fra le giovani gallerie che intraprendono un percorso un po’ di nicchia è sempre più difficile ottenere risposte di mercato in breve tempo».
Quali fiere avete scelto e perché?
«I primi anni di attività sono stati dedicati alla definizione della linea artistica della galleria e certamente allo studio del mercato nazionale ed internazionale.  Il mercato dell’arte è attento e preparato e credo che sia necessario avere una visione ben definita per attirarlo. Certo le fiere sono un’ottima occasione per ampliare il proprio panorama e una grande possibilità di confronto soprattutto per le giovani gallerie. Cerchiamo sempre di proporre nelle fiere stand curati che rispecchino il lavoro svolto all’interno della galleria perché è lì che si svolge la ricerca. Il 2018 ci ha visto partecipare a Miart e Artissima sempre nelle sezioni dedicate alle gallerie emergenti e quest’anno si riparte con la fiera della mia città, Arte Fiera che mi sembra abbia tanta voglia di ripartire, saremmo presenti anche ad Art Rotterdam sempre nel mese di Febbraio».
Un’opera o un artista dei sogni che vorreste poter avere in galleria?
«Il sogno si è già avverato! Debora Delmar è un’artista messicana con la quale ho fortemente voluto collaborare. Il suo lavoro esplora la cultura del consumo, gli stili di vita capitalistici e l’estetica aspirazionale. È particolarmente interessata a temi come le classificazioni sociali e gli effetti crescenti della globalizzazione nella nostra quotidianità così come l’egemonia culturale e le immagini di genere e razziali utilizzate nella pubblicità. Sabato 3 gennaio abbiamo inaugurato la sua prima personale in Italia: “Stressed, blessed and coffe obsessed”, la descrizione di un modo di essere legato ai ritmi frenetici della società contemporanea, una frase che evidenzia il modo in cui la coscienza sociale sia rafforzata dalle abitudini dei consumatori. Per GALLLERIAPIÙ, il lavoro dell’artista analizza l’influenza della cultura europea dei caffè nello sviluppo delle città, nelle relazioni sociali, nelle interazioni e nello stile di vita contemporaneo». (RP)

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