Gavin Brown. Photo: Angela Pham/BFA.com Copyright Owner: © BFA 2020
Gavin Brown chiude la sua galleria, l’Enterprise noto come G.B.E, e si unisce, dopo 26 anni di attività, alla Gladstone Gallery.
«Barbara Gladstone è una persona che ho stimato per tre decenni», dichiara Brown in un discorso piuttosto generico, che non approfondisce i motivi di un cambio di rotta così repentino. «Segue gli artisti ed è guidata da artisti: dirige una galleria centrata sull’artista». E, ancora: «Gli ultimi 26 anni sono stati straordinari e lavorare con le persone che ho incontrato è stato il privilegio di una vita. Mi sento fortunato nel poter iniziare questo nuovo capitolo con Barbara e Max», conclude, alludendo anche a Max Falkenstein, un partner della galleria. Nessun cenno esplicito, dunque, a concrete difficoltà economiche, le stesse che stanno vessando le grandi gallerie di tutto il mondo e costringono i titolari a tagli e ripensamenti continui (nonostante il Paycheck Protection Program, di cui vi parlavamo qui). Di fatto, però, l’Enterprise è chiuso da marzo, e a quanto pare le attività online non hanno sopperito alla crisi. Un cambio di pelle, allora, è sembrato l’unico passo da compiere.
«Penso che questo momento storico sia importante per pensare a nuove possibilità nel mondo dell’arte», afferma Barbara Gladstone, fondatrice della Gladstone Gallery che oggi conta tre sedi a New York e una a Bruxelles. «Questa nuova alleanza con Gavin sembra naturale, evolutiva e propizia. Ho a lungo ammirato Gavin per la sua originalità e per la sua presenza individuale, e queste sono qualità estremamente preziose per me, che dovrebbero essere incoraggiate in tutti noi. Sono entusiasta all’idea di lavorare con lui e con questo straordinario gruppo di artisti». E in effetti Gavin Brown porta in dote ben 10 artisti, che saranno rappresentati dalla Gladstone Gallery: Arthur Jafa, Rachel Rose, Joan Jonas, Ed Atkins, LaToya Ruby Frazier, Kerstin Brätsch, Alex Katz, Frances Stark, Rirkrit Tiravanija e Mark Leckey. Una piccola parte della sua scuderia, insomma, ma non è detto che nei prossimi giorni non arrivino nuove conferme.
Il mercato dell’arte – Brown sembra averlo capito molto bene – non sarà più quello di prima: «Penso che entrambi sappiamo che sia necessario qualcosa di più, o qualcos’altro, specialmente ora. Immaginare di poter ricominciare con gli affari come abbiamo sempre fatto è un’illusione collettiva. In questo senso, penso che forse il tempismo di questo cambiamento sia buono. L’ansia generale per lo stato di questo paese, politicamente, socialmente e spiritualmente, rappresenta il vero motore. C’è un desiderio che le cose mutino». In ogni caso, ormai è sicuro: lo spazio ad Harlem sulla 127esima strada, noto come G.B.E., non aprirà più. Sembra invece che la sede italiana, inaugurata nel 2015 in una chiesetta sconsacrata tra i vicoli di Trastevere, resterà attiva anche dopo la fusione con la Gladstone.
«Gavin Brown è stato ed è uno dei più grandi art dealers degli ultimi 100 anni. Gli auguro solo il meglio. Ha già cambiato molte volte il mondo. E la mia vita». E sulla scia del tweet di Jerry Saltz, non ci resta che scoprire se anche questa fusione segnerà una svolta straordinaria.
La 18esima edizione di RespirArt porta nelle Dolomiti del Trentino le nuove opere site specific di Antonella De Nisco e…
La pittura non costruisce immagini: costruisce condizioni. Il segno non descrive, incide; il colore non rappresenta, agisce
Inaugurano una dopo l'altra le super fiere di maggio, sparpagliate per la Grande Mela: da Frieze NY a Tefaf NY,…
Ultimi giorni all’Azkuna Zentroa per visitare la grande mostra "Anónima" che raccoglie una selezione di opere che rivelano l'universo distintivo…
La quarta edizione di Contemporanea mette in rete 32 spazi della capitale, proponendo una lettura alternativa della scena artistica romana,…
Fino al 6 settembre 2026, Palazzo Ardinghelli ospita "Aftershock": quarant'anni di pratica dell'artista e attivista cinese che ha scelto L'Aquila,…