René Magritte, L’Empire des lumières (dettaglio). Courtesy of Sotheby's
Quando Mo Ostin moriva, nell’agosto del 2022, il necrologio del New York Times traduceva forte e chiaro la sua brillante carriera – e il suo occhio per il talento, il suo infallibile orecchio musicale. «L’elenco degli artisti che hanno firmato per la Warner Bros quando era guidate dal signor Ostin assomiglia a una hall of fame musicale del mondo dei sogni», diceva. E poi ancora, più specifico: «Include cantanti fondamentali degli anni ’50 come Frank Sinatra, Bing Crosby e Sammy Davis Jr; innovatori degli anni ’60 e ’70 come Van Morrison, Joni Mitchell e i Grateful Dead; e innovatori degli anni ’80 e ’90 come Madonna, R.E.M. e Green Day». Un impero, quello di Ostin, fatto dai grandi della musica, senza limiti di età né di categoria. E alimentato, insieme, da ogni forma di arte, inclusa quella di cui amava attorniarsi, da René Magritte a Pablo Picasso, passando per Willem de Kooning, Joan Mitchell, Cy Twombly, Jean-Michel Basquiat – per citarne solo alcuni. Adesso la sua collezione straordinaria va all’asta da Sotheby’s, sarà esitata il prossimo maggio a New York.
Le prime anticipazioni, solo per rendere l’idea. Si parte da una versione de L’Empire des lumières, lo stesso soggetto che, lo scorso anno, ha segnato un record per l’artista surrealista, dritto fino a quota $ 80 milioni. Lo stesso soggetto – ancora – custodito nelle maggiori collezioni in giro per il globo, dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, al Museo d’Arte Moderna di New York, alla Menil Collection di Houston e ai Royal Museums of Fine Arts of Belgium, a Bruxelles. Quello di Mo Ostin fu acquistato nel 1979 e da allora non è mai stato più esposto al pubblico; ed è unico, in effetti, è la sola composizione tra quelle della serie che utilizza un fogliame verticale dominante, un albero eccezionalmente alto, in silhouette contro un vasto ma tranquillo cielo blu di nubi cumuliformi. La stima della casa d’aste: una cifra compresa tra $35 e 45 milioni.
Non solo. C’è un altro Magritte a guidare la schiera di capolavori, il titolo è Le Domaine d’Arnheim, come un racconto di Edgar Allan Poe, incontro e schianto tra artificioso e organico, segno distintivo – qui esasperato – del pittore surrealista. Stima: $ 15-25 milioni. E arriviamo così all’Untitled, creato a Roma all’apice dell’innovativo “periodo barocco” di Twombly, nel 1962, che racchiude tutto il fascino dell’artista per l’architettura antica, la poesia e le saghe degli dei. «Twombly», spiegano da Sotheby’s, «si spostò da New York a Roma nel 1957 e all’inizio del 1960 si trasferì con la sua sposa italiana in una nuova grande casa in un palazzo del XVII secolo in Via di Monserrato. Circondato dalle opere di maestri come Raffaello, Tiziano e da Vinci nella sua vita quotidiana, l’artista si concentrò maggiormente su soggetti mitologici, come dimostrano i suoi dipinti Nascita di Venere, Ero e Leandro, Leda e il cigno e Vendetta di Achille». C’è tutto: scarabocchi frenetici, sbavature urgenti, simboli misteriosi. La valutazione pre-incanto: $ 14-18 milioni.
L’appuntamento è a maggio, tra le aste di primavera di New York. Fair Warning.
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