"Femme assise près d'une fenêtre (Marie-Thérèse)" di Pablo Picasso, lo scorso maggio, è stata venduta per $ 103,4 milioni a New York. È l'opera più costosa passata all'asta nel 2021. Courtesy of Christie's
Un totale di $ 7,1 miliardi (di cui $ 1,7 miliardi nelle vendite private), una ripresa che non passa inosservata (+54% rispetto al 2020; +22% rispetto al 2019), un tasso di vendita dell’87%. E poi l’ascesa degli NFT, ovviamente, con oltre 100 esemplari e quasi $ 150 milioni raggiunti. Sono questi i numeri da gran finale di Christie’s, che vanta tra l’altro i due dipinti più costosi del 2021 – incluso il Picasso del 1932 che, lo scorso maggio, ha sfondato il tetto dei $ 100 milioni (ve ne parlavamo qui). Ed ecco quindi il bilancio tanto atteso: chi spunta questa manche nello storico duello tra Sotheby’s e Christie’s – o duopolio, per usare le parole di Don Thompson? Sotheby’s in realtà, proprio come nel 2020. Ma stavolta il divario è decisamente meno abissale, con la casa d’aste di Drahi che chiude la partita a $ 7,3 miliardi (il fatturato più alto in 277 anni di storia).
«Siamo soddisfatti dei nostri risultati del 2021», commenta il CEO Guillaume Cerutti. «Oltre ai nostri risultati d’asta e di vendite private – che sono eccezionali – Christie’s ha anche fatto un passo avanti in nuovi formati di vendita e categorie, NFTs in particolare. Questi ci hanno permesso di mettere in mostra opere di nuovi artisti emergenti e sotto-rappresentati, e di raggiungere un nuovo pubblico di clienti più giovani. Abbiamo anche fatto grandi progressi in altri ambiti, con importanti investimenti in Asia e con il nostro impegno a toccare quota zero emissioni nette di carbonio entro il 2030, oltre che a costruire e sostenere un profilo più equo e diversificato per la nostra azienda».
Ancora qualche dato, a partire dalle vendite per categorie: $ 980 milioni per il lusso (+ 153% rispetto al 2020), $ 570 milioni tra Old Masters, arte russa, memorabilia e arti decorative (+ 62% a confronto con il 2020) e $ 500 milioni per arte asiatica e world art (+ 56% dal 2020). D’impatto anche i dati sui collezionisti e sui loro canali, con il 35% del totale composto da new entries (di cui il 32% Millennials) e quasi la metà delle aste che si è svolta online (inclusa quella indimenticabile di Beeple, il fenomeno da $ 69,3 milioni). Sono scintille per le private sales – lo accennavamo in apertura – con un fatturato di $ 1,7 miliardi ( +12% vs 2020, +108% vs 2019) e 4 opere passate di mano, privatamente, per oltre $ 50 milioni. Ottimi segnali infine dagli acquirenti asiatici, che hanno contribuito con $ 1,68 miliardi sul totale (+32% rispetto al 2019). Domanda d’obbligo: gli obiettivi per il 2022? «Crescita, innovazione e responsabilità», lo dice Guillaume Cerutti.
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