Elisabetta Sirani, San Giovanni Battista (dettaglio), 1663. Courtesy: Sotheby's
Non solo le nature morte della Grasset Collection, profili di calici opalescenti, carapaci rosso fuoco, riccioli di limone sparsi, avvitati sui bordi di tavole ricolme. Sotheby’s annuncia un olio della pittrice Elisabetta Sirani tra le fila della sua Old Masters Evening Sale, in calendario a Londra, mercoledì 7 dicembre. Il soggetto: San Giovanni Battista, un dipinto a uso privato, devozionale. La stima: una cifra compresa tra £ 80.000 e £ 120.000 – per quell’artista che il pittore Baldassarre Franceschini, già in pieno Seicento, descrisse come «il miglior pennello di Bologna», senza distinzioni di genere né categoria.
La storia è questa. Bologna, 1650 circa, Elisabetta è figlia di Giovanni Andrea Sirani, assistente principale di Guido Reni. A 17 anni dipinge pale d’altare per le chiese di provincia, l’enfant prodige. Nemmeno un decennio dopo, il suo successo si moltiplica ancora e ancora, passa rapido dai 12 dipinti venduti nel 1659, fino ai 31 esemplari del 1664. Tra i suoi capolavori: Sibilla, esposta alle Gallerie dell’Accademia, Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno, nelle sale del Museo di Capodimonte, Cleopatra, in Michigan, presso il Flint Institute of Arts di Flint. E poi senz’altro quella Porzia che si ferisce la coscia del 1664, elegante, intensa, a tratti plateale, che proprio da Sotheby’s, nel 2010, fissava il record a quota $ 505.000.
«Elisabetta Sirani supera di gran lunga le altre», scriverà il conte e biografo Carlo Malvasia. «Le sue opere perfette evitano la timidezza, impiegano un modo animato e audace che ha virilità e grandezza, che supera anche il padre». E rincara la dose: «Sirani ha lavorato non solo al di là di ogni donna, ma anche di ogni uomo». Nessun lieto fine all’orizzonte: nel 1665, a soli 27 anni, Elisabetta muore, all’improvviso. Si pensa che ad avvelenarla sia stata la sua serva, Lucia Tolomelli, forse in un raptus di gelosia. La città intera partecipa ai funerali, il suo corpo viene sepolto accanto a quello di Guido Reni. E diviene subito un modello, con almeno ventidue artiste, a Bologna, che si impegnano a dipingere pale d’altare e altre commissioni pubbliche – tradizionalmente riservate ai pittori.
Ora Sotheby’s offre all’asta il suo San Giovanni Battista, dipinto appena due anni prima di quella morte prematura. Molto simile, tra l’altro, ad altre due raffigurazioni del santo: quella datata 1663, custodita nella National Gallery of Scotland, a Edimburgo; e quella del 1665, venduta da Sotheby’s New York, nel 2014, per $ 50.000. «Il trattamento dell’agnello e del panno foderato di pelliccia, insieme alle pennellate rapide e sicure e ai colori vivaci», spiegano gli esperti della casa d’aste, «sono tipici dell’ultimo lavoro di Sirani». Con un’aggiunta niente male per il curricululm del dipinto – già transitato da Bonhams, nel 2016, con un’aggiudicazione da £ 52.500. Per la prima volta, la prossima settimana, il lotto sarà venduto dopo la scoperta della sua prima provenienza. Vale a dire l’illustre Collezione Sampieri di Bologna, che comprendeva, tra gli altri, capolavori di Guido Reni, del Guercino, di Giovanni Bellini.
Last chance to bid, appuntamento al 7 dicembre.
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