Vincent Van Gogh, Scène de rue à Montmartre. Sotheby's
C’è un posto, a Parigi, noto come Moulin de la Galette. Apparteneva a un mugnaio che, all’inizio dell’Ottocento, lo aveva difeso strenuamente da un attacco dei cosacchi e aveva subito una fine orrenda, smembrato in più parti ed esposto sulle pale del suo mulino. Nel corso del XIX secolo, quel terreno quasi leggendario fu trasformato in una balera e gli artisti ne fecero il soggetto delle proprie opere, poi esposte nelle collezioni più importanti al mondo. State pensando al Renoir del Musée d’Orsay? Al Picasso del Guggenheim di New York? Non solo. Scène de rue à Montmartre (Impasse des Deux Frères et le Moulin à Poivre) di Van Gogh rappresenta il Moulin à Poivre, una delle strutture entro i confini del recinto del Moulin de la Galette – ve ne parlavamo qui. È tornato sul mercato dopo quasi un secolo di assenza – custodito dal 1920 in una collezione francese – e Sotheby’s lo ha appena venduto all’asta Impressionist & Modern Art di Parigi per € 13,091,250 (stima: € 5-8 milioni).
Immaginatevi il nostro Van Gogh, quello che nel 1886 arrivava a Parigi da Anversa e portava con sé una tavolozza di colori scuri, spenti, non esattamente vivaci. Pensate a due anni trascorsi a Montmartre adesso, tutto attorniato da pittori, ballerini, musicisti – oltre all’immancabile fratello Theo, con cui condivideva l’appartamento al 54 di rue Lepic. «Dal momento in cui è arrivato in città», leggiamo sul catalogo dell’incanto, «Van Gogh ha moltiplicato le sue interazioni, le visite alle mostre d’arte, […] ha frequentato artisti come Henri de Toulouse-Lautrec, Emile Bernard, Louis Anquetin e John Russell». È proprio qui, in questo quartiere di vecchi mulini, che l’artista abbandonò le tinte cupe: «Ciò che la gente richiede oggi nell’arte», scriveva a sua sorella nell’estate del 1887, «è qualcosa di molto vivo, con colori forti e grande intensità».
Ed ecco quindi il risultato, dipinti come Scène de rue à Montmartre. «A differenza dei suoi contemporanei come Henri de Toulouse-Lautrec o Pierre-Auguste Renoir, che hanno raffigurato il Montmartre dei cabaret e dei balli popolari», spiegano da Sotheby’s, «Van Gogh ha scelto di rappresentare le caratteristiche più bucoliche e tranquille della zona, in contrasto con la vita frenetica delle strade cittadine». In questa ritrovata leggerezza, a Montmartre, l’artista arriva a ritrarre i mulini di rue Lepic in quasi 20 opere. Nel 1887, in particolare, la sua attenzione è catturata dal Moulin à Poivre, che ritroviamo in Le Moulin de la Galette (Pittsburgh, Museum of Art, Carnegie Institute), in Scène de rue, le moulin à poivre (Amsterdam, Van Gogh Museum) e, ovviamente, nel dipinto 46x61cm dal titolo Scène de rue à Montmartre, appena esitato da Sotheby’s.
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Da studioso non posso che essere contento.Ne approfitto per un invito a sostenere anche la ricerca pura.