AP Photo/Jeff Chiu
Tempi duri sotto il cielo di San Francisco. Vanno all’asta, per 24 ore, la statua dell’uccellino azzurro di Twitter (la migliore offerta è di $ 30.500, nel momento in cui scriviamo), l’insegna al neon blu a che ricalca il logo ($ 34.000), una fioriera di grandi dimensioni che ricorda una @ ($ 11.500). Ma anche un paio di tavolini Herman Miller, venduti al dettaglio per circa $ 2.000, un divano a due posti Erik Jørgensen Savannah, 5 macchine per caffè La Marzocco (fino a $ 11.000) e un set di cassetti da $ 60. Elon Musk fa pulizia e mette all’incanto oltre 630 lotti cross-category della società, senza limiti di prezzo, materiale, dimensione. C’è tempo fino a stasera, 18 gennaio, ore 19 italiane. Last chance to bid.
«Vendita con attrezzatura da cucina, elettronica, mobili, cimeli e altro!», recita, online, la pagina dell’asta. Un modo alternativo per aumentare le entrate in tempi di crisi, con la cessione al migliore offerente di pezzi d’arredamento, mobili di lusso, semplici oggetti che hanno abitato negli ultimi anni gli uffici di San Francisco. La fine di un’epoca, secondo alcuni. Di sicuro il segnale forte di un’azienda che – lo rivela Musk stesso – «ha avuto un enorme calo delle entrate». E che continua a fare notizia.
Una serie di lavagne bianche, quelle tipiche da riunione (vendute intorno ai $ 1000), alcuni tavoli da caffè (circa $ 350), sedie girevoli, monitor, frigoriferi, perfino alcune scatole avanzate di mascherine chirurgiche (current bid: dai $ 475 ai $ 650). Un rappresentante di Heritage Global Partners, la società che gestisce l’asta, ha dichiarato alla rivista Fortune che la vendita non ha proprio nulla a che fare con il risanamento dei costi: «Se qualcuno pensa davvero che le entrate derivanti dalla vendita di un paio di computer e sedie ripagheranno quella montagna», dice senza giri di parole, in riferimento ai $ 44 miliardi spesi per l’acquisto di Twitter, lo scorso ottobre, «allora sono degli idioti».
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