Categorie: Mercato

Un giovane gallerista per giovani artisti: a Milano inaugura L.U.P.O.

di - 17 Settembre 2021

Art Week 2021, un anno di stravolgimenti alle spalle e il momento per avventurarsi in nuove sfide non è mai sembrato più giusto. Lo sa bene Massimiliano Lorenzelli, classe 1995, quarta generazione di una storica famiglia di galleristi che dagli anni ’50 ad oggi ha promosso nomi del calibro di Giorgio Morandi, Osvaldo Licini, Giorgio De Chirico – fino a Lee Ufan, Robert Indiana e George Segal. In collaborazione con Pier Francesco Petracchi, co-direttore, e Federico Brayda-Bruno, gallery manager, il giovane gallerista ha aperto le porte di L.U.P.O., un nuovo spazio espositivo in Corso Buenos Aires 2 dedicato agli artisti emergenti. Come valorizzarli sul mercato? Lo abbiamo chiesto al suo fondatore.

Intervista a Massimiliano Lorenzelli

Un giovane gallerista che punta sui giovani artisti. Da che cosa nasce l’idea – o la necessità – di uno spazio dedicato a questa categoria?
«Sentivo il bisogno di uno spazio più identificato, più specifico sia per gli artisti che per il pubblico. Nella Galleria Lorenzelli era difficile integrare i giovani e mescolare moderno e contemporaneo è sempre abbastanza rischioso. La creazione di una realtà indipendente era un pensiero che avevo in mente già da prima della pandemia. Poi di fatto, tra lockdown e periodi di attesa, si è concretizzato solo adesso».

La Galleria Lorenzelli ha una storia lunghissima, che attraversa buona parte del Novecento e arriva fino a oggi. Qual è il filo rosso che collega L.U.P.O. alla galleria “madre”?
«È difficile rispondere… Direi che il filo rosso resta sempre la qualità, quella è imprescindibile».

Come selezioni gli artisti dei tuoi progetti?
«Prima di tutto deve esserci cultura in quello che fanno, questo è necessario per garantire un lavoro di qualità appunto. Deve esserci un senso, sempre. Poi ovviamente entra in gioco il mio gusto personale, ma l’estetica di per sé non basta mai. Quest’anno in particolare daremo attenzione soprattutto agli artisti italiani, mi sembra un bel segnale ripartire dall’Italia dopo questo periodo di stallo».

Francesco Snote, Sulle colazioni e sulle imboscate. Courtesy L.U.P.0.
Francesco Snote, Sulle colazioni e sulle imboscate. Courtesy L.U.P.0.

Quest’anno fare scouting senza fiere deve essere stato difficile, tra l’altro. Nel caso di Francesco Snote – che apre il calendario della galleria – come è nata la collaborazione?
«Francesco Petracchi, che ora è nel team di L.U.P.O e prima lavorava per Massimo De Carlo, me lo ha presentato qualche tempo fa. Francesco Snote mi ha subito convinto a 360 gradi, ha una tecnica e un modo di raccontare che per me sono davvero stupendi».

Da qui l’inaugurazione con la sua Sulle colazioni e sulle imboscate. Mi racconti che cosa vedremo in mostra fino al 31 ottobre, a partire da questo titolo quasi onirico?
«Ci sono sculture e acquarelli che rappresentano in modo estremamente personale un mondo incerto, in transizione. Snote racconta di queste figure che incontrava ogni mattina entrando nel suo studio – quasi degli umanoidi – e di come gli amici e le persone che andavano a trovarlo spesso si spaventassero, vedendole. Da qui il termine “imboscate”: gli incontri inaspettati, stranianti. La prima parte del titolo invece nasce dalla figura di Lazzaro, attorno a cui ruota tutta la mostra. Lazzaro nel Vangelo si risveglia, rinasce e trova un mondo di figure intorno a sé… Un po’ come è successo in epoca Covid, giusto? Le “colazioni” alludono a quest’idea, al primo momento della giornata, al senso di rinascita in senso più ampio».

Un’ultima domanda. Come si valorizzano i giovani artisti sul mercato?
«Controllandone la produzione: vendendo poco, ma bene, posizionando i pezzi nei posti giusti – nelle fondazioni, nei musei, nelle collezioni importanti. E ovviamente facendo girare e conoscere gli artisti».

Francesco Snote, Sulle colazioni e sulle imboscate. Courtesy L.U.P.0.

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