Francesco Hayez, Luigi XIV e Mademoiselle de La Vallère, 1838. Il Ponte Casa d'Aste
Era stato esposto a Brera nel 1838, la stessa Pinacoteca che oggi custodisce capolavori come Il Bacio, Malinconia e il Ritratto di Alessandro Manzoni. Poi più niente, le sue tracce si sono perse tra le rocambolesche pieghe della storia. Ma il dipinto di Francesco Hayez raffigurante Luigi XIV e la favorita Mademoiselle de La Vallère è stato finalmente ritrovato: si trovava in un magazzino, tra i beni di un collezionista che – ignaro del proprio tesoro – aveva chiesto una valutazione agli esperti de Il Ponte Casa d’Aste.
«Capita spesso che collezionisti privati abbiano tra i loro soggetti opere di cui non sanno riconoscere il valore, per questo è molto importante affidarsi ad esperti», spiega Matteo Gardonio, Capo Dipartimento di Dipinti e Sculture del XIX e XX Secolo de Il Ponte. «Questo olio su tela era ormai stato dato per perduto, ritrovarlo è una grande gioia, colpisce soprattutto per il suo cangiantismo cromatico, utilizzato nelle vesti e nei costumi dell’epoca».
È il Professor Fernando Mazzocca a rilasciare la perizia che accompagna l’opera offerta da Il Ponte: «Il ritrovamento di questo dipinto, che si considerava finora disperso», spiega, «costituisce un’importante aggiunta al catalogo di Hayez, in quanto va identificato con sicurezza in un’opera presentata all’esposizione annuale dell’Accademia di Brera del 1838 […] con il titolo di La Vallière, dove viene indicato come proprietario il collezionista Antonio Repossi di Chiari».
E non è tutto, perché, secondo quanto riportato dall’esperto, esisterebbe un secondo dipinto dell’artista – anch’esso dichiarato perduto – raffigurante la relazione tra Luigi XIV e Louise de La Vallière: «Lo stesso soggetto, come avviene spesso in Hayez, verrà riproposto in un’altra versione eseguita verso il 1857 per il marchese Antonio Busca, ciambellano dell’imperatore, proprietario di un’altra importante opera hayeziana come la Galatea del 1844. Questo dipinto, pur se non ancora rintracciato, è ben documentato da una bella incisione di Domenico Gandini, su disegno di Angelo Trezzini […] dove la scena, pur con significative varianti, è impostata come nella nostra versione».
Un’ultima curiosità riguarda senz’altro la scena catturata da Hayez. «È uno degli episodi culminanti di un popolarissimo romanzo dell’epoca dedicato alla vita avventurosa di Louise de La Vallière», leggiamo sulla perizia, «una famosa cortigiana per molto tempo l’amante prediletta del re di Francia Luigi XIV. Si tratta de La duchesse de La Vallière suivie de sa vie penitente di Stéphanie Félicité du Crest, comtesse de Genlis, uscito nel 1804 e continuamente ristampato (l’episodio rappresentato è quello descritto alle pagine 123-124 dell’edizione del 1831)». L’istante in cui Luigi XIV riesce a penetrare nel convento carmelitano delle Figlie di Santa Maria di Chaillot, dove la sua favorita si era «rifugiata ad espiare il proprio passato».
Quanto può valere, quindi, un simile tesoro sul mercato? Sul catalogo dell’incanto, la stima indicata è di € 38.000 – 40.000. Attualmente il record d’asta di Hayez è detenuto da una versione de Il Bacio del 1867, venduta da Christie’s New York nell’aprile 2016 per $1.865.000 (stimata, allora, $700.000 – 1.000.000) e seguita sul podio da Bathsheba ($1.075.000, Sotheby’s 1998) e un altro Bacio del 1861 ($1.215.706, Sotheby’s 2008).
Se invece vi state chiedendo quanto sia raro leggere il nome “Hayez” tra i lotti di una vendita, un indizio arriva da una rapida ricognizione su Artprice. Tra il 2020 e il 2021 sono tre le opere attribuite all’artista transitate nelle aste di tutto il mondo: una Maddalena penitente da $24,426, un’Odalisca da $112.696 e ancora una Rebecca at the Well aggiudicata per $740.000.
Ma l’attesa per scoprire il destino di Luigi XIV e Mademoiselle de La Vallère, da Il Ponte Casa d’Aste, ha i giorni contati. L’olio su tela di 70×95 cm sarà esitato il prossimo 16 giugno nelle sale di Palazzo Crivelli, in via Pontaccio 12, insieme a capolavori – tra gli altri – di Mosé Bianchi, Ettore Tito, Gerolamo Induno e Francesco Paolo Michetti. Stay tuned.
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