Maurizio Barberis, Studiolo
Dopo le aste di successo che hanno inaugurato la stagione autunnale, Wannenes incontra la Milano Design City con Totem e Tabù, ovvero il Mondo Capovolto, un progetto di HoperAperta a cura di Patrizia Catalano e Maurizio Barberis, in collaborazione con 5Vie.
Nella splendida cornice di Palazzo Recalcati, le installazioni dialogano tra loro e raccontano una storia, quasi una poesia, intessuta di coraggio, voglia di vita, amore per una città che è rimasta troppo a lungo assopita. E la casa d’aste Wannenes, si diceva, prende parte a questo risveglio nel modo che più ci piace, ricco di arte, creatività e di iniziativa, con una mostra allestita nelle sue sale. E così, una collezione di oggetti concepiti come pezzi unici si interfaccia con totem e tabù estetici del mondo contemporaneo, in un continuo richiamo tra presente, mito, realtà e fantasia.
C’è il Trittico di Duccio Grassi, un sistema d’arredo modulare con ripiani circolari, un «giardino in marmo e metallo» con una «decorazione leggera» che «cade pesantemente»; c’è l’installazione luminosa Kepler di Angela Ardisson, una sfera perfetta che rimanda a una missione NASA, con un sistema di soli innesti a incastro, senza alcuna saldatura; e, ancora, lo Studiolo di Maurizio Barberis, un elegantissimo mobile-opera, che al tempo stesso meraviglia e accoglie.
Alberto Vannetti torna sui passi del mito con Utopie e Gloria, il Vello d’Oro, che «rappresenta la conquista di ciò che la ragione giudica impossibile», come quel manto d’ariete che Giasone riuscì a conquistare grazie agli incanti di Medea. Anche i video di Alvaro Catalán De Ocón, Mariano Martìn, LOT-EK e Tom Piper trovano spazio nella mostra, insieme all’opera audio-visiva di Steve Piccolo, che stravolge l’affermazione duchampiana per cui è impraticabile «udire l’udire». E, ancora, incontriamo la Mappa Stellare di Alfonso Femia, La Pirogue di Davide Valoppi e le opere di Dario Ghibaudo, che ci trattengono ancora un istante in questo prezioso – ormai inconsueto – viaggio fuori dai confini.
Qualcuno mormorava che l’epoca degli eventi fosse finita? Wannenes e HoperAperta dimostrano come l’arte sia uscita dal tunnel e possa ancora offrire un’occasione di incontro, da non relegare entro i più misantropici labirinti del web; e quanto sia importante reinventarsi, creare qualcosa di nuovo, nuove collaborazioni, dando vita a un personalissimo totem che allontani – oggi più che mai – ogni presagio negativo. Appuntamento fino a domenica 11 ottobre, in via Amedei 8, Milano.
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