Una «Soprintendenza unica nazionale che vale per le opere che attraversano le competenze di più Soprintendenze, come capita per una grande infrastruttura, o che superino un determinato valore». Questa l’idea che il Ministro della Cultura Dario Franceschini proverà a mettere in pratica, per snellire la burocrazia relativa alle autorizzazioni dei progetti in programma per il PNRR – Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. «Nello schema di rendere più veloce senza indebolire i principi di tutela», ha specificato il Ministro durante il question time al Senato della scorsa settimana. Una manovra che riguarda i beni culturali e il paesaggio e che rientra nell’ambito del Decreto Semplificazioni, in via di preparazione.
Nella bozza del Decreto, sono citate le varie norme che, agendo in sinergia tra i vari settori e i diversi ambiti, dovrebbero giocare un ruolo fondamentale per rispettare il cronoprogramma del Recovery Fund. Tagliare i tempi delle autorizzazioni, snellire le procedure della macchina pubblica e degli appalti, velocizzare le aperture dei cantieri, perché la Commissione erogherà i fondi a getto continuo, probabilmente ogni sei mesi, ma non a occhi chiusi e i piani di avanzamento dei lavori saranno gli osservati speciali. A predicare calma era stato lo stesso Franceschini, «Io condivido che occorra snellire anche rispetto alle procedure che riguardano il mio dicastero, perciò sto lavorando a delle norme coraggiose, però ci sono dei paletti che non si possono superare». Bisogna però capire quanto alti siano questi paletti.
L’idea di una Soprintendenza unica, di grado superiore rispetto alle omologhe istituzioni territoriali, può anche sembrare una mossa utile per snellire le pratiche che legano il concetto della tutela a quelli del paesaggio e dei beni culturali, come sanciti peraltro dalla Costituzione. Ma quando si tratta di prendere decisioni politiche strutturali, è necessario guardare sul lungo periodo, riflettere sugli scenari futuri e sulle possibili conseguenze, ben oltre le esigenze immediate, per quanto resilienti siano. Nel corso del suo ormai lungo mandato, Franceschini ha già avuto modo di lasciare il segno. Nel 2014 firmò la prima riforma con la quale si riorganizzava la struttura del suo Ministero, introducendo, tra le altre cose, i musei autonomi – cioè con autonomia di bilancio – e le direzioni generali, e scorporando le soprintendenze regionali. La Soprintendenza Unica sembrerebbe proseguire su questa direzione, che da una parte accentra il potere decisionale e dall’altra lo frammenta, in un ottica tendenzialmente liberale che, in certi casi, ha deviato dai concetti di tutela sedimentati nella nostra giurisdizione. Ma, per capire meglio l’orientamento, bisognerà aspettare l’ufficialità.
«Noi dobbiamo essere orgogliosi di vivere in un Paese che, grazie a una legislazione molto antica e a una presenza capillare sul territorio attraverso le Soprintendenze, ha sostanzialmente vinto la battaglia della tutela nel Novecento», ha dichiarato Franceschini al Fatto Quotidiano. Leggendo tra le righe, non sfugge l’ambiguità della dichiarazione, con quel riferimento cronologico che suona un po’ passatista. I tempi cambiano e la pubblica amministrazione deve adattarsi. «Per esempio, anche per installare impianti fotovoltaici in zone contermini, cioè limitrofe a quelle sottoposte a vincolo paesaggistico, servono dei pareri: ebbene lì penso che si possa allentare molto», ha continuato il ministro.
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