L’antefatto: nella notte di Natale del 1996 nelle acque del canale di Sicilia 283 emigrati di varia nazionalità morirono e per molti anni le autorità dei paesi interessati negarono l’accaduto. Solo grazie all’impegno del giornalista de La Repubblica Giovanni Maria Bellu che filmò le prove del naufragio, la verità venne alla luce.
Il collettivo Multiplicity che da tempo si occupa delle trasformazioni sociali e morfologiche in seno al Mediterraneo, porta a Milano il progetto Solid Sea (presentato per la prima volta in Documeta11 a Kassel) che in parte affronta proprio quella tragedia marina.
Al primo piano dello Spazio Lima è ospitata l’installazione Solid Sea 01: the Ghost Ship l’allestimento (a cura di Studioper) è stato risolto intelligentemente con un gesto minimo ma fortemente architettonico; due stanze in una stanza, o meglio, due container
Nell’altra stanza si abbandona quella prima dimensione sonora per consegnarsi ad un altro possibile racconto della medesima storia. Due grandi videoproiezioni giustapposte, e due monitor. Nei piccoli monitor delle parole scorrono e descrivono con la stessa incisività di un epitaffio il fatto di cronaca. Nella prima video proiezione le immagini sono quelle riprese da Giovanni Maria Bellu con una telecamera subacquea che mostrano il fondale marino con i resti umani e i relitti dell’imbarcazione. Nella seconda video proiezione scorrono le immagini satellitari degli eventi meteorologici relativi ai giorni della tragedia. Sono immagini silenziose, nella distanza dell’aria e nella profondità dell’acqua, apparentemente deumanizzate. Ed è questa la cosa
Nel piano sotterraneo viene presentato il lavoro Solid Sea02:Odessa/The World. Le immagini filmate e divise in due videoproiezioni dal fotografo Armin Linke con stile impeccabile, mettono in relazione le storie di due navi da crociera. Ma non è solo filmare la vita sulle due imbarcazioni, è raccontare le giornate di veri e propri territori galleggianti. E’ un lavoro attentissimo. Non ha solo la qualità di partire dalla realtà “informando”, ma è anche una ricerca puntuale sul significato di tempo e dei confini sempre più incerti, che mette in crisi l’idea e le indicazioni contemporanee sui perimetri dello spazio in cui viviamo.
riccardo conti
mostra visitata il 22 ottobre 2003
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Solid Sea è l'esempio di opera d'arte che traendo spunto da un fatto di cronaca, rielabora aspetti fondamentali dello stesso, ad uso e consumo di un concetto errato e distorto di arte. A Kassel, durante Documenta XI, i responsabili di Multiplicity non vollero il confronto con il gruppo Colophon-Art che aveva rilevato tutte le incongruenze di Solid Sea.