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fino al 20.XII.2002 | Helen Mirra – Nicola Sacco | Milano, Galleria Francesca Kaufmann

di - 13 Dicembre 2002

Immagini e flash back sotto forma di scrittura, stampati a macchina su sottili bande di cotone puntate con pochi spilli alle pareti, ci obbligano a scorrere lo sguardo in un moto perpetuo seguendo il perimetro della galleria. Questa linea definisce un orizzonte immaginario e divide con estrema precisione lo spazio.
In questa sua personale Helen Mirra scruta le memorie di Nicola Sacco, anarchico italo americano condannato ingiustamente per furto ed omicidio a Boston. Parole scritte durante la sua prigionia che nascondono un represso desiderio di giustizia e ribellione verso un sistema sociale inadeguato. Rivalsa espressa con parole velate, attutite dal lento passare del tempo.
L’inglese stentato con cui si espresse Nicola Sacco ha immediatamente affascinato Helen Mirra che vi ha trovato un’indicibile poesia, un’impercettibile levità che fa apparire questi ricordi veri . A renderli ancor più incisivi è l’intervento dell’artista che distorce alcune frasi traducendole in italiano, senza conoscere la lingua e senza curarsi della proprietà della traduzione.
Una distorsione nella distorsione, appare quasi come il tentativo d’immedesimazione dell’artista nella persona di Nicola Sacco. Questa deformazione grammaticale diventa una semplice ricerca di musicalità, una compenetrazione tra due lingue di radici lontane.
Lo sforzo di traslare il significato su un altro piano di linguaggio e quello di battere le singole lettere ad una ad una su una superficie così limitata, testimonia la forte volontà di tali parole di farsi messaggio, di esprimere un sentimento di rivalsa ed affermazione.
Nella sua produzione artistica, Helen Mirra spesso combina composizioni minimali di tessuti con testi scritti ed elementi sonori nel rievocare l’interazione dell’essere umano con la natura. Le sue installazioni contempaltive, formalemente minimali e aniconiche, fanno uso di materiali umili come coperte di lana, tessuti di cotone tinto, vestiti di seconda mano e metodi di produzione semplici come il cucito e la battitura a macchina.
Influenzata dal Post-Minimalismo, dall’Arte Povera e da Fluxus, Mirra evoca con questi materiali paesaggi naturali, volte celesti, e orizzonti marini. Esplorando sistemi di mappatura alternativi prende coscienza del mondo naturale.
Sky-Wreck, opera esposta in una seconda stanza, è una riedizione del lavoro presentato alla Renaissance Society di Chicago nel 2001. Una composizione tessile di 110 triangoli uniti in forma poliedrica coprivano quasi tutto lo spazio. Il manto blu ricavato da un tessuto indiano venne tutto cucito a mano per un totale di 330 bordi. Questa forma è la proiezione della mappa celeste studiata da Buckminster Fuller – ingegnere, inventore, designer, architetto, poeta e filosofo – in cui il globo terrestre sarebbe convertito in un poliedro successivamente triangolato. Helen Mirra traspone questo tipo di rappresentazione della superficie terrena al firmamento. Una materializzazione di ciò che non è mai potuto essere rappresentato. Un’illecita appropriazione della volta celeste.Sky-Wreck è un lavoro site specific che è stato quindi reinquadrato e realizzato appositamente per lo spazio della galleria Kaufmann in dimensioni ridotte. La fruizione non ne viene danneggiata anzi la piccola dimensione della galleria amplia la sensazione di intimità delle minuscole parole lette sui muri e di un avvolgente ‘cielo in una stanza’.

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Helen Mirra
Dal 7 novembre 2002 al 20 dicembre 2002
Galleria Francesca Kaufmann, via Dell’Orso 16 (zona Brera), Milano
Orari: aperto da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30.
Per informazioni: tel. 02/72094331, fax 02/72096873


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