Categorie: milano bis

Fino al 24.II.2002 | Amor Vacui | Milano, Openspace

di - 8 Febbraio 2002

A12, Marzia Migliora, Marco Papa, Luisa Rabbia e Roberta Silva sono i giovani artisti coinvolti in Amor vacui, più che una mostra, un progetto aniconico, una riflessione sull’assenza come intuizione di vuoto, non sentita come drammatica mancanza, ma come serena accettazione del nulla.
Ciascuno di questi artisti selezionati, si è appropriato di uno spazio “aperto” come l’Openspace, personalizzandolo e ricostruendolo a seconda del proprio progetto artistico.
Amor vacui è una mostra che comincia ancor prima di “iniziare”. E’ il gruppo A12, nato a Genova nel ’93, ad accogliere il visitatore con Stop-motion, un tappetino adesivo azzurro (di quelli che si usano negli ospedali e qui decontestualizzato) che, posto all’ingresso, raccoglie le impronte di tutti coloro che entreranno: ogni due giorni l’oggetto viene sostituito e reso consultabile in un’area di archiviazione. Una sorta di metaforica purificazione dello spirito, di abbandono della corporeità per poter accedere ad uno spazio fatto di assenza.
I vetri sono stati coperti di grafite da Marco Papa (Ancona, 1973), un artista che lavora sulla transitorietà delle cose, utilizzando materiali volatili come liquirizia e sapone. L’opera dà così una forte connotazione alla mostra, immergendo l’Openspace nel buio più totale, all’interno del quale si è costretti a procedere quasi a tentoni, come se fossero crollate le certezze più salde.
Rompono l’atmosfera cupa i bagliori provenienti dalla nicchia realizzata da Roberta Silva (Milano, 1971) e intonacata di bianco. I flash accecano il visitatore e non gli permettono di individuare la fonte di luce.
In un’altra sala rivestita di nero, Marzia Migliora (Alessandria, 1972) presenta Alice esce dall’acqua, un’installazione sonora che racconta il sogno di una bambina: voci, rumori, echi, fruscii, trasportano in un’atmosfera onirica, percepibile solo restando sulla soglia. Entrando infatti, l’installazione si arresta, come se la bimba si fosse destata improvvisamente dal sonno, avvertendo una presenza estranea.
L’unica opera materica è quella di Luisa Rabbia (Torino, 1970). In Un soffio di vita, l’artista ha gonfiato dei palloncini e ha poi aggiunto loro il calco delle dita di un piede. Alla fine, con il passare del tempo, queste bolle cadranno afflosciandosi sul pavimento, come se i piedi volessero toccare terra.
L’horror vacui, il terrore del vuoto, con questa esperienza diviene amore, una presentia in absentia, che garantisce all’artista il massimo di un’espressività liberata dai vincoli materici, perché composta di aria, luce, suono ed oscurità.

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Settore giovani del Comune di Milano

Riccardo Belotti
mostra visitata il 06/02/2002


Amor Vacui
Fino al 24 febbraio 2002
Openspace, Palazzo dell’Arengario, via Marconi, 1
Dal lunedì al venerdì 11-19; sabato e domenica 14-17
Per informazioni Settore Giovani, tel. 02/88464130, fax 02/88464117, e-mail milano.promcult@flashnet.it
La mostra promossa dalSettore Giovani del Comune di Milano è ideata e curata da Milovan Farronato e Laura Garbarino


[exibart]

Visualizza commenti

  • Non sono d'accordo con Lei.
    Dal mio punto di vista si tratta invece di uno dei rari casi in cui il "concettuale" che sta dietro ad un progetto o ad un'opera d'arte, trova una realizzazione "effettuale" adeguata e convincente.
    Un parere personale: ho visto Amor Vacui in un momento in cui non c'era davvero nessuno tranne me, e mi è piaciuta moltissimo. Se per caso Lei l'ha vista con troppa gente (magari all'inaugurazione), probabilmente si è perduta l'intenzione stessa della mostra.
    Ci ritorni da sola e mi dica.
    Cordialmente.

  • Signor Riccardo,
    si è dimenticato di dire che è una delle mostre più brutte realizzate all'Openspace. E questa è veramente un'offesa!

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