L’arte non è benefica per definizione. Un grande capolavoro del passato, presentato in un certo modo, può farci addormentare; presentato in un altro modo, può essere una rivelazione. L’arte diviene utile all’uomo e alla società soltanto se contiene in sé un impulso all’azione. Con queste parole del regista Peter Brook, il nuovo Soprintendente di Brera, Caterina Bon Valsassina, inaugura un ciclo di piccole mostre dedicate al patrimonio sommerso della Pinacoteca con strutture espositive appositamente studiate dall’architetto Corrado Anselmi.
Nessun quadro poteva meglio adattarsi a questi intenti di questa tela di Francesco Hayez, dove con sapiente regia teatrale seppe mettere in scena i sentimenti, e per questo applaudito dal colto pubblico milanese che, nel 1820, vide finalmente espresse le aspettative romantiche di quel periodo. Il castello di Pontremoli, dove il signore di Parma Pietro Rossi venne ospitato nella difesa contro l’assedio di Mastino, è rievocato con grande esattezza e sensibilità materica: basti osservare il dettaglio dello spigolo di destra con le pietre scalfite, i giunti, i filari di mattoni, visibili al di sotto della caduta degli intonaci.
Abbandonati definitivamente, assieme al gusto neoclassico, i più distanti ordini classici di David, sono ora questi brani diarchitettura locale e reale a simboleggiare la virtù e l’eroismo del personaggio.
Acquistato dal marchese Giorgio Pallavicino per ottanta luigi, ritorna ora definitivamente nel luogo dove fu esposto per la prima volta e ciò si deve all’iniziativa di Bruno Contardi che, fin dal marzo 1999, aveva accolto la proposta di acquisizione assieme al pendant di Pelagio Pelagi La partenza di Cristoforo Colombo.
E’ questa la prima di una serie di tele dedicata all’illustre personaggio ed è interessante il confronto tra questi due artisti, amici in vita ma esponenti di due diversi orientamenti del Romanticismo storico: se in Hayez prevalgono emozioni e sentimenti capaci di dare forma e voce anche ai drammi del presente, in Pelagi emerge, nel perfetto linguaggio dell’Accademia, un repertorio “antiquariale” che ben si adatta alle grandi descrizioni per un quadro però che, come osservava acutamente Schorn nel 1822, sembrava più scritto che dipinto.
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Gabriella Anedi
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che strazio sti invidiosetti degli altri sitarelli piccolelli poverelli, uffffff
Con la differenza che qui in Exibart lo leggi gratis.
E sinceramente ci si diverte di più.
Articolo sobrio e ben fatto, brava.
Ciao, Biz.
Vi siete ricordati di Brera "solo" due mesi dopo l'inaugurazione della mostra.. per due quadri... non è un po' troppo?
..e per quanto riguarda il commento, mi sembra molto simile a quello sul catalogo Electa.
..e spendere due parole sul progetto Brera Mai Vista, ricordarne i prossimi appuntamenti (già definiti fino a febbraio 2003)?
mah..