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Anish Kapoor e il primato della forma

di - 8 Giugno 2011
Due sedi espositive d’eccezione per celebrare il genio dell’artista angloindiano Anish Kapoor (Bombay, 1954). La Fabbrica del Vapore e la Rotonda di Via Besana aprono le loro porte, o meglio i loro portali, alle maestose e controverse opere del caposcuola della New British Sculpture. Lo spazio che ospita il site specific è denominato per la sua maestosità Cattedrale della modernità, ed è stato scelto personalmente dall’artista che “venuto appositamente a Milano – ricorda il curatore Gianni Mercurio – ha selezionato questo luogo per ospitare l’opera Dirty Corner, vista l’impossibilità di racchiudere tutto in un solo spazio”. La Cattedrale – con una superficie espositiva di 3 mila metri quadrati – permette “all’installazione più grande mai allestita in uno spazio chiuso” di percorrere l’intera navata centrale e penetrare i magazzini retrostanti. La Rotonda di via Besana – un tempo luogo di tumulazione e preghiera, oggi spazio espositivo – ospita un gruppo di lavori degli ultimi dieci anni, dove i materiali a prevalere sono la cera “rosso Kapoor” e i lucidissimi specchi in acciaio. La particolarità risiede nel fatto che non si tratta di una semplice esposizione di lavori – ricorda Mercurio – ma di un’installazione di opere in dialogo con lo spazio. Elemento fondamentale nella produzione di Kapoor è l’interazione tra opera, spazio architettonico e fruitore. Il “vecchio cimitero” di Milano accoglie l’installazione My Red Homeland: un enorme marchingegno che scandisce il tempo in un lento e inesauribile fluire e defluire di cera rossa; l’opera Dirty Corner, invece, determina il disgregamento dello spazio espositivo grazie a un tunnel.

L’installazione Dirty Corner è stata realizzata per l’evento e, non solo si compone di un grosso volume di acciaio corten, ma invita i visitatori ad accedervi e percorrerlo. “L’opera ha – specifica Mercurio – un rapporto duale, con l’esterno e con l’interno. L’esterno dialoga con l’architettura; mentre l’interno è in rapporto con il vuoto”. L’attraversamento del tunnel va a colpire il sistema sensoriale del visitatore, generando un senso di spaesamento e timore. “Si tratta di paura di noi stessi – spiega Mercurio – e un invito a superarla”. L’oscurità che pervade l’ambiente genera non solo una sensazione di vuoto e smarrimento, ma anche il desiderio di venirne fuori. “È una concezione del vuoto – dice Mercurio – non fisico, né filosofico ma newtoniano. Un concetto di vuoto che è diverso dal nulla, ma è presenza di forze ineffabili, di particelle elementari che agiscono sull’animo dell’essere umano”.

Fin dai suoi esordi – agli inizi degli anni Ottanta – Kapoor instaura un rapporto particolare non solo con lo spazio interiore, ma anche con quello esteriore. Il paesaggio esterno – come quello interno – è alterato e apparentemente pervaso di forze ineffabili. “L’architettura è archetipica, simbolica, quasi religiosa – racconta Mercurio – perché viene prima della nascita dell’aspetto funzionale”. Questa concezione postmoderna ristabilisce il primato della forma sulla funzione, ripristinando l’antica valenza simbolica dell’architettura. 

Gianni Mercurio pone l’accento sul fatto che il progetto espositivo sottende un terzo momento. “Uscirà, infatti, un volume sulla nuova opera. Un libro d’artista che presenterà progetti architettonici e documenti inediti”. Andrà quindi ad aggiungersi alla retrospettiva un catalogo della mostra che ricostruisce l’estetica dell’artista indiano e il suo modo di parlare all’animo umano, dando una sensazione di vuota pienezza. 

a cura di irene falck

ANISH KAPOOR – Dirty Corner

dal 31 Maggio al 9 Ottobre (Rotonda di Via Besana);

dal 31 Maggio all’11 dicembre (Fabbrica del vapore)

Orari: lunedì 14.30-19.30; da martedì a domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30

Rotonda di Via Besana, Via Enrico Besana 12

Fabbrica del Vapore, Via Procaccini 4

A cura di Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio

Una produzione Comune di Milano e MadeInArt

Catalogo a cura di Skira

Info: 02 884 53314; email: delos@delosrp.it

[exibart]

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